
Il Disegno di legge delega su riorganizzazione e potenziamento del Servizio sanitario nazionale, unitamente a quelli sulla legislazione farmaceutica e sulle professioni sanitarie, conferma un momento di fermento governativo in ambito sanitario. E questa è una buona notizia, perché indicativa della consapevolezza di dover mettere mano al Ssn.
Però, la differenza per l’esigibilità del diritto alla salute la farà il “come” ci si metterà mano.
Per questo Salutequità ha realizzato attraverso il suo Osservatorio un’analisi del testo del DDL Delega per la riforma del Ssn con l’obiettivo di individuare le criticità presenti e l’auspicio di stimolare il Parlamento a perfezionarne il testo.
Manca il Piano sanitario nazionale
Le tre deleghe al Governo sulla sanità arrivano in assenza della stesura e approvazione del nuovo Piano sanitario nazionale (l’ultimo si riferisce al triennio 2006-2008), rispetto al quale da oltre due anni se ne comunica la priorità e l’avvio dei lavori. Sono gli ultimi atti di indirizzo del Ministro della Salute a prevederne l’approvazione. In particolare, l’atto di indirizzo 2025 attribuiva al Piano sanitario nazionale 2025-2027 la funzione di “visione del sistema della salute per i prossimi anni, in termini di obiettivi strategici e di interventi necessari ad affrontare i nuovi bisogni e le profonde trasformazioni in atto nella società”. A oggi nessuna bozza è stata ancora trasmessa alle Regioni. Anche il Patto per la Salute è fermo al 2019-2021, in proroga per “Legge”. Si è scelto invece di passare direttamente alle deleghe al Governo.
Ruolo residuale del Parlamento
Il Ssn è stato istituito con Legge dello Stato (833/78) ed è una delle infrastrutture pubbliche più importanti del nostro Paese: serve a realizzare in modo sostanziale l’unico Diritto che la Costituzione definisce come “fondamentale” e cioè il diritto alla Salute. E per il quale l’Italia investe oltre 142 miliardi di euro nel 2026. Ciò nonostante, il ruolo del Parlamento nel DDL Delega di riforma del Ssn è residuale. Il testo prevede infatti che gli schemi di Decreti legislativi siano trasmessi alle Commissioni parlamentari per l’acquisizione del solo parere non vincolante per il Governo.
Inoltre, per la formalizzazione del parere, il Parlamento avrà a disposizione solo trenta giorni a differenza dei sessanta previsti, ad esempio, per il parere agli schemi di Decreti legislativi sulla farmaceutica. Un ruolo maggiore del Parlamento nel ragionamento su una riforma di così grande portata ed impatto è indispensabile.











