Storie Web venerdì, Febbraio 6
Niente voto per i fuorisede al referendum. Perché è stato bocciato e a che punto siamo con la legge

Tra gli emendamenti dell’opposizione, Movimento cinque stelle e +Europa hanno chiesto anche di ridurre le tempistiche per preparare la macchina per il voto, dato che l’approvazione finale in Parlamento arriverà con ogni probabilità a fine febbraio (va fatta entro due mesi dall’entrata in vigore).

Perché è stato bocciato il voto fuori sede

È questo il tema. Per il governo, oltre a una questione di costi/benefici, c’è un problema riguardante i tempi tecnici, cioè quelli che servono per garantire una macchina amministrativa capace di garantire il voto anche a distanza.

Come sarà il voto: solo chi vive all’estero vota per corrispondenza

Così, si torna a come era prima. Il paradosso, insomma, è che sarà più «facile» la situazione di chi vive all’estero rispetto ai cittadini che albergano in una città diversa dalla propria residenza. Lo ha ricordato il ministero dell’Interno il 16 gennaio: «Come esplicitato nella Circolare DAIT n.1/2026 della Direzione centrale per i servizi elettorali, per il referendum in oggetto, gli elettori italiani residenti all’estero, ai sensi della legge 27 dicembre 2001, n.459 e del relativo regolamento di attuazione approvato con D.P.R. 2 aprile 2003, n.104, votano per corrispondenza».

L’iter parlamentare

Dal governo, racconta Yari Russo, campaigner di The Good Lobby in rappresentanza della Rete Voto Fuori Sede, l’intenzione sarebbe quella di mettersi alle spalle le sperimentazioni e passare a una legge ordinaria. In merito a questo, la proposta di iniziativa popolare è appena approdata in commissione Affari costituzionali in Senato (il 3 febbraio). La discussione dovrà arrivare entro un mese, mentre il testo è atteso in Aula entro maggio.

Il modello Danimarca da emulare

Oltre ad augurarsi che l’iter proceda velocemente, la norma andrà “riempita”. Si tratta, infatti, di una legge delega che pone la questione (trovare delle modalità per votare a distanza) al governo. Il Paese da tenere d’occhio «è la Danimarca» secondo Russo. Sarebbe quello il modello che potrebbe essere emulato. Cioè il voto anticipato in un seggio speciale.

Condividere.