
La televisione resta, ma perde il monopolio. E le Olimpiadi invernali che tornano in Italia dopo vent’anni – l’ultima volta era Torino 2006 – rischiano di diventare soprattutto questo: il primo grande evento sportivo nazionale vissuto come un mosaico, fatto di dirette, clip, highlight, notizie, commenti e recuperi in differita. Un’Olimpiade che scorre in streaming, rimbalza sulla Connected TV, si spezzetta e poi si ricompone nelle abitudini quotidiane.
A dirlo è una ricerca di The Trade Desk, adtech company, realizzata con Appinio: un termometro su sette mercati (Italia, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, Hong Kong e Corea del Sud) che dà indicazioni precise. Lo spettatore si sta spostando: meno “tv lineare”, più visione multipiattaforma. In Australia, quasi un intervistato su due (47%) dice che seguirà i Giochi in streaming; negli Stati Uniti è il 41%, in Canada il 34%. L’Italia, spesso dipinta come conservatrice davanti al televisore, non resta ferma: il 31% prevede di affidarsi a piattaforme digitali per seguire le competizioni.
Certo, l’attesa è alta: il 73% degli italiani dichiara di voler seguire Milano Cortina 2026 e il 72% pensa di guardare le gare in diretta. La novità non è che la diretta muoia: è che non basta più. Perché l’esperienza olimpica, ormai, continua dopo il traguardo e spesso comincia prima del via, tra anteprime, racconti, riassunti, clip da trenta secondi che fanno da amo e da memoria. Secondo lo studio, il 49% degli italiani guarda highlight e clip, il 41% si aggiorna con le notizie sportive; poi arrivano forum e discussioni online (23%) e persino la differita (15%). È una fedeltà a puntate, una presenza a intermittenza che non riduce l’interesse: lo distribuisce.
C’è anche una componente “nazionale” in tutto questo. Il 70% degli italiani dice di essere più propenso a seguire i Giochi perché ospitati nel proprio Paese. E un 33% si spinge oltre lo schermo: è interessato ad assistere dal vivo alle competizioni.
Ma cosa si guarderà? Secondo i risultati del sondaggio lo sci alpino è lo sport più atteso dagli italiani (33%), seguito da sci di fondo (32%) e pattinaggio (30%). Le discipline del ghiaccio viaggiano appaiate, ciascuna al 30%. Poi c’è la coda lunga dei “quasi-nicchia” che diventano improvvisamente popolari perché l’Olimpiade funziona da gigantesco amplificatore: salto con gli sci (29%), bob e snowboard (25%), slittino (23%), freestyle (22%), hockey su ghiaccio (21%). La ricerca nota un dettaglio che spiega tutto: molti italiani non seguono regolarmente queste discipline fuori dagli anni olimpici. I Giochi sono, per loro, un’occasione concentrata e irripetibile.





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