
La rottura tra Roberto Vannacci e la Lega si sposta dal piano personale a quello parlamentare, trasformandosi in una sfida politica aperta che punta dritta al cuore del posizionamento internazionale del governo. Il terreno dello scontro è un emendamento al Decreto Ucraina, presentato dai deputati leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso, che chiede lo stop immediato all’invio di armi a Kiev.
La sponda dei “ribelli” e il nuovo progetto politico
“Condivido l’emendamento”, ha dichiarato laconicamente l’europarlamentare, che martedì scorso ha ufficializzato il divorzio dal partito di Matteo Salvini. Nonostante la perdita dei gradi da vicesegretario, Vannacci non ha alcuna intenzione di rinunciare al seggio di Bruxelles (“I voti sono miei!”, rivendica sui social) e sembra intenzionato a usare la sua influenza per scuotere la base del Carroccio.
L’emendamento rappresenta una manovra d’assedio: colpisce il fianco più scoperto della Lega, da sempre divisa tra la lealtà atlantista del governo e i malumori interni verso il sostegno militare a Zelensky. Ziello e Sasso, unici leghisti ad aver già votato contro la risoluzione di maggioranza lo scorso 15 gennaio, sembrano ormai pronti a confluire nella nuova creatura di Vannacci, “Futuro Nazionale”, insieme all’ex meloniano Emanuele Pozzolo.
Riccardo Molinari conferma il passo indietro (Vista)
La reazione della Lega: tra imbarazzo e fermezza
I vertici del partito tentano di arginare il caso. Il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, ha richiamato i colleghi all’ordine definendo “non corretto” presentare emendamenti contro la linea della maggioranza, pur invitandoli a restare nel gruppo. I “big” di via Bellerio liquidano l’iniziativa come una mera provocazione che non metterà a rischio la coalizione, confermando che la linea ufficiale su Kiev resterà invariata, specie in questa delicata fase negoziale.
Tuttavia, il rischio politico resta. Se il governo non dovesse porre la fiducia sul decreto la prossima settimana a Montecitorio, l’emendamento potrebbe mettere in luce le spaccature interne al centrodestra e, paradossalmente, offrire una sponda alle opposizioni (5 Stelle e AVS) storicamente contrarie all’invio di armi.
Il presidente della regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga (Ansa)
Lo scontro sui seggi e il “brindisi” di Fedriga
La battaglia si fa feroce anche sul piano dell’etica parlamentare. Alle richieste di dimissioni dall’Eurocamera, Vannacci risponde punto su punto, accusando la Lega di “due pesi e due misure” rispetto ad altri parlamentari che hanno cambiato casacca negli ultimi mesi.
La replica più dura arriva dal governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che definisce quella di Vannacci non una semplice “scappatella”, ma un “tradimento organizzato”. Fedriga si dice pronto a festeggiare l’addio del generale “stappando bottiglie di Ribolla Gialla”, a testimonianza di quanto profonda sia ormai la ferita all’interno della dirigenza leghista.









