
Fin dall’avvento dei pacchetti turistici di massa negli anni ’60, la vacanza estiva di sole e mare nel Mediterraneo era diventata parte integrante della cultura europea. Ora, invece, il clima più caldo sta spingendo un numero crescente di turisti a evitare le classiche mete estive, oppresse dal caldo e dalla folla, per rivolgersi verso destinazioni nordiche, più adatte alle attività all’aperto in mezzo alle meraviglie della natura: in inglese chiamano il fenomeno “coolcation”, con una crasi fra cool (fresco) e vacation (vacanza).
Fa parte del fenomeno anche lo spostamento delle vacanze verso le stagioni intermedie, in primavera e autunno. L’ultimo sondaggio condotto su 6mila vacanzieri per conto della European Travel Commission, che rappresenta 36 organizzazioni turistiche nazionali, ha rilevato che il 9% ha cambiato il proprio mese di vacanza. Ciò riflette in parte la ricerca di offerte più economiche in località meno affollate, ma un fattore determinante è l’aumento delle temperature e di fenomeni come gli incendi boschivi. Tre quarti degli intervistati hanno adottato almeno un cambiamento nelle proprie abitudini di viaggio a causa della crisi climatica. I tre principali cambiamenti sono stati la scelta di destinazioni più miti, l’esclusione di quelle con temperature estreme e il monitoraggio delle previsioni meteo prima di finalizzare i propri piani. Il 55% dei vacanzieri europei ha dichiarato di evitare le principali mete turistiche a favore di località meno popolari o fuori dai sentieri battuti e infatti i Paesi nordici hanno registrato una domanda estiva in forte crescita.
Boom di Norvegia e Finlandia
In complesso, nei primi tre trimestri dell’anno, i Paesi che hanno registrato l’aumento maggiore di arrivi sul 2024 sono stati la Norvegia (+14%), la Finlandia (14%) e la Polonia (+13%), ma anche Lituania, Lettonia e Islanda si sono piazzate ai primi posti, mentre l’Italia si è fermata a +0,3%. Il fenomeno coinvolge anche i visitatori statunitensi, sempre attratti in gran numero dall’Europa, malgrado il dollaro non sia così forte quest’anno. I dati Etc del terzo trimestre hanno rilevato un aumento del 35% dei pernottamenti americani su base annua in Norvegia e del 24% in Danimarca, contro il +18% in Croazia e il +16% in Grecia.
Peci (Quality Group): «Destinazioni sostenibili»
«Destinazioni più fresche come i Paesi scandinavi, l’Islanda, il Canada e l’Alaska offrono non solo paesaggi spettacolari e maggiori occasioni di attività all’aria aperta rispetto alle regioni più calde, ma promuovono anche il turismo sostenibile», spiega Marco Peci, direttore di Quality Group. Le destinazioni nordiche sono molto concentrate sulla sostenibilità, con reti ben sviluppate di trasporti pubblici elettrici, piste ciclabili, traghetti a idrogeno e alloggi eco-certificati. «I turisti optano sempre di più per viaggi in linea con i propri valori e le destinazioni nordiche offrono spazio, serenità e sostenibilità», aggiunge Peci. Esperienze uniche come immersioni nei ghiacciai, escursioni nei fiordi e avventure al sole di mezzanotte rendono queste mete ancora più attraenti. «La ricerca del benessere attraverso l’attività fisica nella natura è un fenomeno ormai consolidato, che è partito già da prima della pandemia: negli ultimi 10 anni sono triplicate le persone che vengono da noi per viaggiare nei Paesi nordici» .
Di conseguenza, crescono anche gli investimenti in questi Paesi. «Ci sono forti investimenti nelle strutture turistiche, che però nei Paesi nordici non puntano al turismo di massa e devono essere rispettose dell’ambiente. Anche noi abbiamo realizzato un piccolo insediamento di dieci lodge individuali in un contesto naturale fantastico a Posio, in Finlandia, con un impatto ambientale molto basso, perché si tratta di strutture certificate, facilmente smontabili e da un lato completamente vetrate, in modo da poter ammirare le stelle e l’aurora boreale», sottolinea Peci.










