Storie Web martedì, Gennaio 27
Influenza: 9,2 mln italiani a letto. Nuovo rialzo casi a febbraio? Esperti: “Non è finita”

Il conteggio degli italiani colpiti dall’influenza ha raggiunto i 9.2 milioni con 720.000 nuovi casi nella terza settimana 2026, fino a maggio si stima che colpirà 16 milioni di persone e di questi quasi 2 milioni potrebbero essere bambini fino ai 14 anni

In Campania l’incidenza più alta

Rispetto alla settimana 2/2026 l’indice di incidenza medio è sceso da 13.3 a 12.7, il picco di contagi si direbbe superato ma alcune regioni destano preoccupazione: la Campania, che presenta per la terza settimana consecutiva l’intensità più alta, ha registrato un indice di 23.7, quasi il doppio dell’incidenza nazionale. In Basilicata, che la scorsa settimana aveva visto un balzo dei contagi, l’indice rimane praticamente invariato a 21.8, che la tengono nella fascia di intensità molto alta. Male anche la Puglia, che entra anch’essa nella fascia di intensità molto alta, con un indice di 20.9 con balzo di quasi 5 punti (16.1 settimana 2/2026). La Sardegna rimane in fascia di intensità alta registrando un timido miglioramento di 0.8 punti assestandosi a 18.4. Stessa sorte per l’Abruzzo che riduce i contagi di soli 0.9 punti a 17.3 ma rientrando così nella fascia di intensità media. Le altre aree sopra la media nazionale sono la Provincia Autonoma di Bolzano (13.1) e Sicilia (13.1). 

Pregliasco: “Non è finita”

“Il picco dell’influenza è stato superato, ormai è confermato”. Ma “non è assolutamente finita”,  avverte il virologo Fabrizio Pregliasco, perché la ‘coda’ della curva  epidemica “si protrarrà come minimo fino alla fine del mese di  febbraio”, con “ancora un buon 5 milioni almeno di contagi attesi” che si aggiungeranno ai 9,2 milioni di casi di infezioni respiratorie  acute rilevati in Italia dai medici sentinella dall’inizio della  sorveglianza. “Probabilmente, quindi, raggiungeremo quella che era la  stima iniziale di un bilancio complessivo di almeno 14 milioni di  casi” attribuibili al ricco cocktail di virus respiratori stagionali,  prevede l’esperto.

L’ultimo bollettino Iss: “incidenza in diminuzione”

L’incidenza è ancora in diminuzione – recita l’ultimo bollettino del  monitoraggio RespiVirNet curato dall’Istituto superiore di sanità – ed è altamente improbabile che torni ai livelli del picco registrato a  fine dicembre”, con un’incidenza massima di 17,5 casi per mille  assistiti riportata nella settimana 51 del 2025 (15-21 dicembre).  Nell’ultima settimana monitorata (la numero 3 del 2026, dal 12 al 18  gennaio), dopo un continuo calo il dato è sceso a 12,7/mille, con  un’incidenza ancora alta (33/mille) nei bimbi da 0 a 4 anni. “Rimane  sempre una stagione importante – commenta Pregliasco – in cui una  quota del 30% delle infezioni respiratorie acute segnalate è stata di  vera influenza, quella che ci fa star male davvero e che come sempre  può portare a sovrainfezioni di polmonite e complicanze con ricovero  in ospedale. Complice anche la variante K del virus A H3N2,  immunoevasiva, che secondo l’analisi filogenetica ha determinato la  gran parte dei casi”, ricorda il direttore della Scuola di  specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università  Statale di Milano, direttore sanitario dell’Irccs ospedale  Galeazzi-Sant’Ambrogio.

“Nella coda di stagione i virus colpiranno ancora”

Il 30% di influenza sul totale delle infezioni respiratorie è più  degli anni passati? “No – risponde il virologo – ma c’è una rete che  lavora sempre meglio, con uno spettro maggiore di sindromi monitorate  e una definizione clinica più ampia”. Quanto al picco che quest’anno è stato archiviato già a dicembre, “non è stato un picco anticipato. Ci  sta, il periodo è quello – precisa il medico – Ogni anno il trigger  che fa scattare l’epidemia influenzale è legato alle condizioni  meteorologiche, quindi il momento preciso del picco dipende da quando  arriva il freddo”. Nella coda di stagione i virus “colpiranno  trasversalmente – prospetta Pregliasco – anche se come sempre sono i  bimbi piccoli gli ‘untori’, soprattutto con queste varianti”. Ma  l’influenza K alla fine è stata davvero più cattiva? “E’ solo un fatto statistico”, conclude lo specialista: “Se c’è un virus immunoevasivo  che fa registrare tanti casi, saranno proporzionalmente numerose anche le forme impegnative”.

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