
I due progetti lanciano un segnale importante per il trasferimento della finanza tradizionale su blockchain. Anche a livello globale sono nati progetti che indicano come la tokenizzazione possa rappresentare davvero la nuova fase della finanza: JpMorgan ha lanciato un money market fund su Ethereum, mentre il fondo Buidl di Blackrock è cresciuto nel primo semestre 2025 da 500 milioni di dollari a quasi 3 miliardi. Intanto il Nyse sta lavorando a una piattaforma per la contrattazione 24/7 di azioni tokenizzate e, in Europa, Boerse Stuttgart Digital ha introdotto una soluzione per il settlement di asset digitali. I dati dell’Osservatorio Blockchain & Web 3 del Politecnico di Milano, presentato oggi, segnala l’accelerazione della tecnologia: lo scorso anno sono stati avviato 101 nuovi progetti di questi strumenti a un totale di 156 a livello globale, due terzi dei quali focalizzati su strumenti finanziari.
Un potenziale inespresso
Ma il potenziale della tecnologia non si riflette ancora nel numero e nella qualità dei progetti: «La filiera del mondo della finanza è molto lunga e non è sempre semplice portare su blockchain l’intero processo, ci si limita a singole parti: si tratta quindi di ripensare l’intera catena del valore, coinvolgendo tutti gli attori, anche quelli più timorosi. In questo ambito, il complesso quadro normativo si è adeguato alle sperimentazioni, tuttavia è necessario verificare che non ci siano carenze e discrepanze per rassicurare gli operatori di mercato nel muoversi in questo ambito – commenta la direttrice dell’Osservatorio Valeria Portale -. In Italia l’azione dei big della finanza risulta senz’altro fondamentale per aprire il mercato coinvolgendo anche gli altri attori, che spesso si fermano alla progettazione. La complessità dell’implementazione richiede l’integrazione di diversi soggetti. Ognuno è chiamato a fare la sua parte e le authority regolamentari hanno il compito di non bloccare i progetti di valore favorendo quindi l’innovazione».
Ed è questo anche l’intento di UniCredit che ritiene i due progetti solo l’inizio di un percorso che potrà proseguire ulteriormente sfruttando le competenze nate all’interno dell’ecosistema italiano della blockchain: “Hanno avuto anche lo scopo di testare il mercato, verificare l’affidabilità e la scalabilità della tecnologia nonché formare il mindset interno al gruppo – spiega Alessio Sulpizi, Advisory & Financing Solutions dell’istituto -. Crediamo in questa tecnologia e puntiamo quindi ad acquisire l’esperienza per essere leader. Abbiamo iniziato con un minibond e un’obbligazione strutturata ma non ci poniamo limiti: l’obiettivo sul lungo periodo è valutare la tokenizzazione di ulteriori asset class e altri prodotti di investimento, ovviamente sempre valutando i benefici per i clienti».
Progetti in vista
«Le due operazioni effettuate con UniCredit potranno funzionare come volano per il mercato e, come provider tecnologici, abbiamo già riscontrato un interesse concreto da parte di altri grandi operatori. Abbiamo dimostrato che è uno strumento disponibile non solo per istituzionali, ma anche per Pmi e per investitori private, magari domani si potrà estendere anche al retail, magari con prodotti customizzati per i diversi clienti», conferma Tommaso Cattaneo, business development di BlockInvest, l’operatore che ha collaborato per la tokenizzazione degli strumenti dal punto di vista tecnologico: «L’opportunità che offre la tokenizzazione è quella di rendere liquidi mercati e strumenti che oggi non lo sono, con l’ottimizzazione della gestione di tutti i processi, con trasferimenti sicuri e trasparenti».
La semplificazione può avere, quindi, un grande valore anche per i processi della finanza tradizionale. Assogestioni è da tempo all’avanguardia per operare la digitalizzazione nativa delle quote di fondi e, in prospettiva, realizzare fondi che investono in asset digitali, in modo da massimizzare il potenziale di efficienza della tecnologia. «La vera frontiera dell’innovazione – commenta Roberta D’Apice, direttore Affari legali e regolamentari di Assogestioni – non è soltanto portare gli investitori tradizionali sulla blockchain, ma portare strumenti regolamentati – come le quote di fondi – nei contesti in cui la liquidità digitale già opera, preservando le tutele giuridiche e regolamentari proprie del risparmio gestito. In assenza di strumenti compatibili, questa liquidità rischia infatti di svilupparsi al di fuori dei circuiti vigilati europei, con un impatto diretto sulla competitività dei prodotti dell’Unione».










