Dal nostro corrispondente
NEW DELHI – Con una mossa che potrebbe allargare ulteriormente il solco tra New Delhi e Washington, la Reserve Bank of India (Rbi) ha proposto al proprio governo di sfruttare il prossimo vertice dei Brics per promuovere la creazione di un circuito di pagamento in cui i Paesi membri possano impiegare le rispettive valute digitali ufficiali, semplificando le transazioni transfrontaliere e svincolandosi, almeno in parte, dal dollaro. La notizia, data per prima dall’agenzia Reuters, giunge pochi giorni dopo l’inizio della presidenza indiana dei Brics, un raggruppamento di economie emergenti di cui oggi fanno parte – oltre a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – anche Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
La proposta indiana giunge dopo quella brasiliana, morta sul nascere, per creare una valuta dei Brics ed è la logica conseguenza di una dichiarazione d’intenti fatta durante il vertice Brics di Rio de Janeiro dello scorso anno che spingeva nella direzione dell’interoperabilità tra i sistemi di pagamento dei Paesi membri. Il progetto messo a punto dall’Rbi poggia sulle cosiddette Central bank digital currencies (Cbdc), ovvero delle valute virtuali ma ufficiali, considerate un’alternativa sicura e regolamentata alle più speculative stablecoin, una tipologia di criptovaluta assai meno stabile di quanto suggerisca il nome, che è vista con sospetto in India (mentre è molto cara al presidente americano Donald Trump, la cui famiglia ha investito nel settore).
Proprio gli Stati Uniti potrebbero essere i meno entusiasti dell’iniziativa presa dalla banca centrale indiana. Non solo perché Washington non gradirebbe un tentativo di aggirare il dollaro, ma anche perché in passato Trump ha definito l’alleanza tra i Brics «anti-americana», minacciando di imporre dazi sui Paesi membri. India, Cina e Brasile sono tre dei Paesi presi maggiormente di mira dalle politiche commerciali americane dell’ultimo anno e New Delhi sta continuando a trattare con Washington per ottenere la riduzione dei dazi del 50% sui propri prodotti.
La strada che potrebbe portare alla creazione di un circuito tra i Brics è irta di ostacoli, non solo politici. Innanzitutto perché nessuno dei Paesi potenzialmente coinvolti ha ancora lanciato la versione digitale della propria valuta (anche se ognuno dei cinque le cui iniziali danno il nome al raggruppamento ha un progetto pilota). E in secondo luogo perché creare un circuito come quello ipotizzato dagli indiani richiederebbe la risoluzione di questioni complesse – dall’interoperabilità tecnologica alle regole di governance – senza contare il fatto che l’adozione di piattaforme progettate in un Paese diverso dal proprio richiederebbe un livello di fiducia reciproca sempre più raro di questi tempi.


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