Storie Web lunedì, Gennaio 19
Al Ces 2026 la Danimarca batte gli Usa con un mattoncino “intelligente”

Al Ces di Las Vegas la Danimarca ha battuto gli Usa. Anzi ha battuto tutti. Mentre la tensione tra Washington e Copenaghen è altissima per la Groenlandia, il piccolo Paese europeo patria della multinazionale del giocattolo Lego si prende una grandissima soddisfazione paretecipando per la prima volta alla più grande fiera dell’elettronica di consumo con un prodotto che si è rivelato l’oggetto di tecnologia più interessante e innovativo di quest’anno. Al Ces 2026 l’oggetto più sorprendente non è stato né un chip per l’intelligenza artificiale e neppure un robot umanoide ma un mattoncino. Il nuovo sistema si chiama Smart Play e il cuore di tutto è uno Smart Brick che, a guardarlo, sembra un normalissimo mattoncino Lego. Stessa forma, stesso incastro, stessa filosofia. Dentro, però, c’è un concentrato di tecnologia: un microchip grande pochi millimetri, sensori di movimento, accelerometri, rilevatori di luce, piccoli LED, uno speaker e una rete wireless proprietaria che permette ai mattoncini di “parlarsi” a distanza ravvicinata. Non c’è Wi-Fi, non c’è Bluetooth visibile, non c’è un’app da scaricare. La tecnologia è nascosta, come un motore sotto il cofano. Il principio è elementare e geniale. Il mattoncino sente cosa gli succede intorno e reagisce. Se lo scuoti, si attiva. Se lo muovi velocemente, cambia suono. Se lo inclini, risponde in modo diverso. Se lo avvicini ad altri mattoncini o a una minifigure, capisce il contesto e modifica il comportamento. È un gioco che ascolta le mani, non i comandi vocali. Una sorta di intelligenza fisica, più che artificiale. La magia vera emerge quando entra in scena la narrazione. Nei set ispirati a Star Wars, ad esempio, monti un X-Wing e il rumore dei motori cambia in base a come lo fai volare. Avvicini Luke e Darth Vader e parte automaticamente un duello sonoro. Non premi nulla, non scegli da un menu. Giochi, e il sistema ti segue. È come se il mattoncino avesse imparato le regole del gioco osservando milioni di bambini negli ultimi settant’anni.La cosa interessante è che LEGO ha scelto deliberatamente di non trasformare tutto questo in una piattaforma digitale. Niente punteggi, niente notifiche, niente progress bar. Il bambino resta al centro, con le sue storie, i suoi errori, la sua fantasia. Lo Smart Brick non dice cosa fare, ma reagisce a quello che fai. È una differenza sottile, ma enorme. È la tecnologia che si mette al servizio del gioco, non il contrario.Dal punto di vista industriale è una mossa pesante. Lego torna a innovare l’oggetto fisico in un’epoca in cui quasi tutti inseguono lo schermo. E lo fa con una soluzione modulare: lo stesso mattoncino intelligente può diventare astronave, animale, veicolo o personaggio semplicemente cambiando il contesto. Un solo chip, infinite storie. Efficienza europea, verrebbe da dire.Alla fine, la sensazione è chiara. Smart Play non è un giocattolo “smart” nel senso americano del termine, pieno di funzioni e povero di magia. È qualcosa di più raro: una tecnologia sorprendente perché non si vede, e bella perché lascia spazio all’immaginazione. In un mondo che parla sempre più inglese con accento californiano, questa volta l’innovazione arriva da Billund. E sì, per una volta, l’Europa ha battuto l’America, ma solo per gioco.

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