
A sei anni di distanza tutti aspettano Donald Trump. Per il cinquantaseiesimo anno Davos, località sciistica sulle Alpi Svizzere che guarda all’Austria, si riempie di delegazioni straniere. Sessantaquattro capi di stato e di governo e soprattutto oltre settecento tra imprenditori e manager convergono per il World Economic Forum.
E quella guidata dal Presidente degli Stati Uniti sarà decisamente la più numerosa. Circa trecento persone che si ritroveranno nella USA House, stand allestito per la prima volta grazie a multinazionali come Microsoft accanto a quello di altri paesi. Lo spirito del dialogo è il sottotitolo della Cinque Giorni di dibattiti ad alto livello, filosofia che mal si coniuga con i venti di guerra di questi anni e le tensioni nate proprio con la Presidenza Trump.
Intanto i preparativi fervono, come ci spiega Antonio Sellitto, ristoratore italiano che lavora a Davos da più di cinquant’anni. Perché tramite Trump, che in questo momento è sotto la tensione di tutti, arrivano anche più sicurezza, più polizia, più tutto. Da me arriverà giovedì il Principe Alberto, poi arriverà il Primo Ministro di Londra in settimana, però non ti dicono mai che giorno, che ora.
Per l’arrivo di Trump, Macron, Starr, Merz, Zelensky e Meloni imponenti sono le misure di sicurezza. Fino a cinquemila sono i soldati dell’esercito di Berna disposti per l’occasione. Oltre a un divieto di sorvolo dello spazio aereo.











