
Sam Altman ha deciso di rompere gli indugi. La Silicon Valley non fa regali e la “bolla” dei costi di calcolo va sgonfiata con il fatturato. Arriva ChatGPT Go: 8 euro al mese. Contestualmente ha avviato il test negli Usa per gli utenti della versione gratuita con la pubblicità. Gli annunci saranno mostrati in una sezione separata, etichettati e collegati a prodotti o servizi pertinenti con il tema trattato in chat, È la democratizzazione del chatbot, o meglio, l’assalto al mercato di massa.
Perché ChatGPT Go?
Far girare i modelli linguistici costa. Tanto. Si parla di miliardi di dollari in chip Nvidia e data center che scaldano quanto una piccola stella. OpenAI ha capito che tra il piano “Free” (limitato) e il “Plus” da 20 euro (per molti un lusso) c’era un buco nero. Il piano Go serve a risucchiare quegli utenti che vogliono di più, ma non vogliono rinunciare all’abbonamento di Netflix per parlare con un algoritmo. Quando parliamo di memoria in un LLM (Large Language Model), non immaginate un archivio polveroso. È più simile a un contesto dinamico. ChatGPT Go ti riconosce, si ricorda che odi il coriandolo o che scrivi codice in Python. Questo trasforma il software da semplice enciclopedia a assistente personale che sa chi sei. Un vantaggio competitivo enorme: se l’AI ti conosce, è difficile mollarla per la concorrenza.
Perché la pubblicità?
La vera notizia, però, è un’altra: OpenAI apre ai postit pubblicitari. Per ora solo negli USA e solo per i piani Free e Go. La metafora è semplice: ChatGPT sta diventando la nuova televisione. Ecco i paletti di Altman per non spaventare il mercato. Come funziona? OpenAi fa sapere che le risposte del bot non saranno comprate. Se chiedi “qual è la migliore auto”, non ti risponderà “Tesla” solo perché Elon (anzi, Elon no di certo) o Toyota hanno pagato. I dati non finiranno in pasto agli inserzionisti. Restano in casa. OpenAI dichiara inoltre di non vendere dati agli inserzionisti e di offrire controlli all’utente, come la possibilità di disattivare la personalizzazione e di gestire i dati collegati alla pubblicità. Inoltre, la pubblicità non dovrebbe essere mostrata ai minori e dovrebbe essere esclusa da ambiti considerati sensibili, con particolare attenzione a temi come salute e politica. Chi non paga, infine, come accade anche sul web, avrà accessso al servizio in cambio dell’esposizione allo spot. Volendo, pagando, potrà passare a un piano senza inserzioni. Sostanzialmente la pubblicità non interrompe la “chiacchiera” con l’Ai, si limiterà ad affiancare la conversazione a seconda del contesto. Quest’ultima dovrebbe essere la vera novità.
Come andrà a finire?
Siamo partiti con l’idea di un’intelligenza pura, quasi divina, e finiamo con i banner. È il realismo capitalista della tecnologia. OpenAI deve fatturare per alimentare il mostro della ricerca. Se non paghi abbastanza col portafoglio, paghi con l’attenzione. Il piano Go è la mossa del cavallo: abbassare la barriera d’ingresso per blindare l’egemonia prima che Google e Apple chiudano il cerchio. La partita è aperta.











