«La situazione umanitaria rimane disastrosa – ha sottolineato Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale Onu – perchè le dure condizioni meteorologiche stanno mettendo a repentaglio i progressi compiuti dalla risposta umanitaria e almeno 1,1 milioni di persone nella Striscia hanno ancora urgente bisogno di aiuto».
Oltre cento bambini morti dall’inizio della tregua
Sarebbero più di cento, invece, i bambini uccisi a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco. «Un bambino o una bambina uccisi ogni giorno», ha dichiarato al Palazzo delle Nazioni di Ginevra il portavoce dell’Unicef, James Elder, sottolineando come bombardamenti e scontri a fuoco siano solo diminuiti. «Quella che il mondo ora definisce “calma” sarebbe considerata una crisi in qualsiasi altro luogo. Purtroppo, il cessate il fuoco ha avuto un effetto indesiderato: i bambini palestinesi di Gaza sono scomparsi dalla scena», ha sottolineato l’Unicef.
Timidi progressi, ma non basta
Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia riconosce però, durante la tregua, progressi concreti in alcuni settori: «Nel campo della salute sono stati ampliati i servizi sanitari di base, comprese le vaccinazioni», ha detto Elder, assicurando che l’Unicef sta utilizzando ogni mezzo a sua disposizione, dagli asini ai bulldozer, per rimuovere ogni mese mille tonnellate di rifiuti solidi e migliorare le condizioni igieniche nella Striscia.
«Nonostante i modesti progressi, due anni di guerra hanno reso la vita dei bambini di Gaza incredibilmente difficile. Vivono ancora nella paura e i loro traumi psicologici rimangono incurabili, diventando sempre più profondi e difficili da guarire con il passare del tempo. È il momento di trasformare la riduzione della violenza in sicurezza reale: aprire l’accesso agli aiuti, aumentare massicciamente le evacuazioni mediche e fare in modo che questo sia il momento in cui l’uccisione dei bambini a Gaza finisca davvero», ha chiosato Elder.





