
Una dorsale di super ospedali che arrivi anche al Sud in grado di evitare il fenomeno dei viaggi della speranza, quella mobilità sanitaria che sposta ogni anno decine di migliaia di pazienti soprattutto dal Sud verso il Nord. E poi un riordino della disciplina dei medici di famiglia e dei pediatri in modo da “valorizzarli” nella nuova Sanità territoriale disegnata e finanziata dal Pnrr che farà aprire oltre un migliaio di Case di comunità tra meno di sei mesi, senza però chiarire come saranno inquadrati visto che in passato si era anche ipotizzato di renderli dipendenti del Ssn. Eccoli i due ingredienti principali di una mini riforma del Servizio sanitario nazionale contenuta nel disegno di legge delega approvato ieri in consiglio dei ministri che affida al Governo il compito di adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare l’ultima riforma “madre” della Sanità (Dlgs 502/1992).
Come ogni delega si tratta al momento solo di principi e obiettivi generali, quindi questa riforma – come l’altra sulle professioni sanitarie che è già in Parlamento – è tutta ancora da scrivere per capirne i punti di caduta. E con più di una incognita a cominciare dalle risorse anche perché il provvedimento prevede l’adozione di decreti attuativi a “neutralità finanziaria”, salvo che il Parlamento stanzi risorse aggiuntive con provvedimenti appositi. Le risorse in più servirebbero a esempio per far emergere almeno una ventina di super ospedali – soprattutto grandi Policlinici e Irccs (compresi quelli privati) – che arrivino anche al Sud e possano contare su grandi apparecchiature, possibilità di assunzioni senza tetti, ricerca, ecc. Nella delega oltre a quelli di base, di primo e secondo livello, si prevede infatti la nascita di ospedali di terzo livello e di “ospedali elettivi”. I primi, si chiarisce all’articolo 2, corrispondono alle strutture ospedaliere di eccellenza a livello nazionale, con un bacino di utenza nazionale e sovranazionale, individuati secondo criteri omogenei tenendo conto in particolare di elevati standard di qualità, della quota di assistiti provenienti da altre regioni, e dell’attività di ricerca. Gli ospedali elettivi corrispondono invece alle strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso dove trasferire pazienti acuti non urgenti da altre strutture ospedaliere di livello superiore, prevedendo un collegamento in tempo utile con le strutture della rete di emergenza-urgenza di riferimento. Obiettivo della riforma è, anche, il miglioramento dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera con la definizione di standard minimi per le attività di ricovero.
Il provvedimento dedica inoltre particolare all’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti la necessità di indicare standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità. Si mira, poi, a garantire l’aggiornamento dell’assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate e l’organizzazione delle cure palliative. “Con questo provvedimento – spiega il ministro della Salute Orazio Schillaci – vogliamo rendere il Ssn più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza”











