
Il giorno dopo la conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha riacceso lo scontro tra politica e magistratura, non si spengono le polemiche attorno alla campagna referendaria che si terrà, come ha confermato la stessa premier, il 22 e 23 marzo, come ha confermato la stessa premier. A riaccendere il confronto è la presentazione del Comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla giustizia, guidato da Giovanni Bachelet, che ha visto sfilare sul palco i leader dell’opposizione, a cominciare dalla segretaria del Pd, Elly Schlein.
La segretaria del Pd: la riforma non migliora la giustizia di questo Paese
Per la numero uno Dem «non è una riforma della giustizia perché non migliora in alcun modo l’efficienza del sistema di giustizia di questo Paese. È una riforma che non renderà più veloci i processi, non assumerà l’organico che manca, non stabilizzerà i 12mila precari della giustizia che rischiano a giugno di rimanere a casa» e «non inciderà purtroppo sulle condizioni di sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese, che sono arrivate a un tasso di sovraffollamento del 138,5%, con un tasso record di suicidi sia tra i detenuti che tra gli agenti di polizia penitenziaria».
Schlein contro Nordio: vinceremo le prossime elezioni ma vorremmo essere controllati
Dal palco della manifestazione, la segretaria del Pd non ha risparmiato nemmeno una stoccata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. «Voglio rispondere da qui al ministro che disse “Non capisco perché Schlein non capisca se la riforma della giustizia serva anche a loro’” Gli rispondo da qui dicendo: no, non vogliamo che ci serva. Noi vinceremo le prossime elezioni e non vogliamo una riforma che ci consenta di controllare noi la magistratura ma vogliamo essere controllati. Così funziona una democrazia».
La posizione di Conte
Un affondo altrettanto duro contro la riforma è arrivato anche dal leader M5S, Giuseppe Conte. «Il M5S sì è battuto sin dall’inizio contro questa riforma che si inserisce in un piano più ampio. C’è un obiettivo non nuovo della destra: scardinare l’equilibrio dei poteri. Se hai anche una investitura popolare non puoi fare quello che vuoi, devi rispettare la legge che è uguale per tutti e anzi chi ha un incarico pubblico ha una responsabilità ancora maggiore».
L’affondo di Landini: gestione autoritaria da questo governo
Toni molto netti, poi, anche quelli scelti dal segretario della Cgil, Maurizio Landini, «È evidente la gestione autoritaria di questo governo”, ma “io credo che questo governo la maggioranza di questo Paese non lo rappresenta e il problema che abbiamo è che la maggioranza di questo paese non si sente rappresentata da nessuno». Per questo, ha aggiunto, «dobbiamo rendere evidente che noi vogliamo essere parte del Paese che vuole costruire un altro modello sociale». Dovrebbe far riflettere tutti, ha spiegato ancora Landini, «come questo governo abbia lui scelto di portarci, se volete da un certo punto di vista, anche a fare un referendum che nessuno gli aveva chiesto di farlo per cambiare la giustizia in questo modo – ha dichiarato -, e tra l’altro l’ha fatto confermando una volontà autoritaria, e mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo, perchè è già in campo una volontà e una gestione autoritaria del governo in questo paese».









