
In primo luogo le crisi internazionali, a cominciare da Ucraina, Gaza e Venezuela, con la difesa del blitz effettuato dagli Usa di Donald Trump contro Maduro. Con il tema delle spese per la difesa che si intreccia a quello del sostegno a Kiev. Ma i temi che potrebbero essere sollevati nella classica conferenza stampa di Giorgia Meloni organizzata per la tarda mattinata di venerdì 9 gennaio dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare sono in realtà molteplici.
La leader di Fdi alla vigilia si è preparata ad affrontare le 40 domande (l’anno scorso rispose per due ore e mezza), in cui con ogni probabilità si spazierà dal blitz di Donald Trump in Venezuela alla sorte di Alberto Trentini, dagli sviluppi dei negoziati per risolvere la crisi ucraina alla legge elettorale, dal Mercosur al referendum sulla giustizia, passando per i temi economici.
Secondo l’analisi del Financial Times in vista delle elezioni del 2027, Meloni «ha poco più di un anno per dimostrare di essere qualcosa di più di una prudente amministratrice dell’esistente, e di saper offrire soluzioni politiche concrete alle pressanti sfide economiche dell’Italia». A Palazzo Chigi è cerchiata in rosso la data del 4 settembre, quando questo diventerà il governo più longevo della storia repubblicana, e si liquidano come fantasie le ricostruzioni sulle ipotesi di voto anticipato per sfruttare l’onda di una possibile vittoria del Sì al referendum sulla giustizia.
Il nodo degli equilibri interni alla maggioranza
Le variabili, però, non mancano. La principale è rappresentata dagli equilibri interni alla maggioranza. Basti pensare alle tensioni di fine dicembre sulle pensioni, in coda all’approvazione della manovra, o quelle prima del varo del decreto per il sostegno all’Ucraina. Se il voto in Parlamento sullo scostamento è lontano – per le spese della difesa, anche nell’ottica degli impegni Nato, è «cruciale attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che l’Istat notificherà alla Commissione europea a marzo», ha precisato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti -, il prossimo banco di prova sarà la risoluzione di maggioranza da votare in occasione delle comunicazioni sul decreto Ucraina del ministro della Difesa Guido Crosetto, giovedì prossimo in Senato. I capigruppo di centrodestra ancora non ci hanno messo mano, ma c’è da scommettere che servirà non poca diplomazia politica per far coesistere l’impegno ribadito da FdI e FI con le cautele leghiste sul sostegno militare a Kiev.









