La corsa alla sostituzione delle plastiche fossili con materiali più sostenibili è cominciata, ma la strada è ancora lunga. Nel frattempo, la produzione mondiale di plastica continua a salire e il vertice di 183 Paesi Onu per limitarla con un trattato ad hoc è fallito lo scorso agosto a Ginevra, sotto le forti pressioni dei petrostati, guidati dall’Arabia Saudita. Così oggi nel mondo si producono oltre 450 milioni di tonnellate di plastica fossile all’anno (di cui circa la metà viene usata una sola volta e poi gettata), il doppio di quanta se ne produceva nel 2000, e la prospettiva è di triplicare questa produzione a 1200 milioni di tonnellate entro il 2060, in base alle previsioni dell’Ocse.
Quasi 400 milioni di tonnellate di rifiuti
Questa montagna di materia non biodegradabile ha generato quasi 400 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica quest’anno (fonte Ocse), che si vanno ad aggiungere ai nove miliardi di tonnellate cumulativi prodotti fino ad oggi. Solo il 10% di questi rifiuti viene riciclato, il resto rimane nell’ambiente e almeno otto milioni di tonnellate all’anno finiscono nei fiumi e nei mari, con le note conseguenze per le specie che li abitano e in ultima analisi anche per noi umani. Sulla remota isola di Lord Howe, nel mare di Tasmania, gli scienziati hanno constatato che la pancia degli uccelli locali “scricchiola al tatto”, tanto sono pieni di microplastiche.
Verso l’abolizione degli Pfas
A fronte di questo disastro, però, qualcosa si muove. Il primo segnale arriva dalle multinazionali della chimica, che hanno iniziato a eliminare silenziosamente la produzione di Pfas, i cosiddetti “forever chemicals”, poiché il rischio di contenziosi legali è in aumento e l’Ue si appresta a imporre ampie restrizioni al loro utilizzo. I Pfas sono solo una piccola frazione del vasto mercato della plastica, ma contano oltre 10mila sostanze che si trovano ovunque, dai vestiti alle padelle. Sono chiamati “forever chemicals” per la loro persistenza nell’ambiente e nell’organismo umano, dove sono stati collegati all’aumento dei tassi di cancro e di infertilità. L’americana 3M è stata fra le prime ad agire, annunciando nel 2022 che avrebbe tagliato i Pfas entro il 2025, e anche la tedesca Basf ha dichiarato che seguirà questa strada. In base a un sondaggio di ChemSec, un terzo dei produttori ha pianificato di porre fine all’uso di Pfas.
Alternative alle plastiche fossili
E’ un primo passo, relativamente modesto. Altri passi avanti si osservano sul fronte della ricerca, dove accelerano gli sforzi per trovare alternative alle plastiche fossili. Dopo l’ondata delle bioplastiche derivate da colture alimentari – a partire dal famoso Mater Bi, nato dal pionieristico impegno di Catia Bastioli e della sua Novamont – ora è il momento dei derivati dalla cellulosa. A differenza dei prodotti basati sull’uso di colture alimentari, che spesso comportano problemi di fine vita, le bioplastiche derivate dalla cellulosa sono più facili da compostare e hanno un’impronta ambientale molto bassa, soprattutto nel caso di cellulosa prodotta da batteri, sfruttando il processo naturale di fermentazione degli scarti vegetali.
Un materiale versatile e compostabile
Rientra in questa famiglia EcoFLEXY, un materiale versatile, riciclabile e completamente compostabile creato dalla start up danese Cellugy con un finanziamento della Commissione europea. EcoFLEXY è un materiale che offre protezione da aria, acqua, grasso e può essere utilizzato in combinazione con carta e cartone negli imballaggi alimentari, ma ha potenziale per molte altre applicazioni, ad esempio come modificatore reologico nei cosmetici e come agente di rivestimento in tessuti, vernici e inchiostri. Alla stessa famiglia appartiene il Caramide, una nuova forma di poliammide di origine biologica derivato dal 3-carene (un terpene sottoprodotto della cellulosa), sviluppato della filiale di Straubing del Fraunhofer Institute for Interfacial Engineering and Biotechnology. Grazie alla sua speciale struttura chimica, il Caramide è resistente alle alte temperature, ma anche altamente flessibile, e adatto per numerose applicazioni, dagli ingranaggi nella meccanica ai vetri di sicurezza, ai pannelli per costruzioni leggere, alle schiume, ai tessuti protettivi e ai materiali per suture chirurgiche.









-U10002858132ufO-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpeg?r=1170x507)


