Storie Web sabato, Gennaio 17
Il Consorzio del Chianti fa rotta sull’Africa: prima missione in Nigeria

Il Consorzio del Chianti fa rotta sull’Africa. La prima missione ufficiale partirà il 27 gennaio, alla volta della Nigeria, dove sbarcheranno 13 aziende, per un totale di una trentina di etichette. La Docg toscana approderà al Civic centre di Lagos, la capitale, per un evento organizzato dal Gambero Rosso che riunisce pubblico specializzato, stampa, importatori e operatori qualificati del settore vino.

«È un esordio vero e proprio – racconta Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – e per noi rappresenta un momento strategico: l’Africa è un’area tutta da esplorare, dove il Chianti può crescere con continuità nei prossimi anni». A Lagos è prevista anche una masterclass pensata per stampa e operatori locali: sette etichette di Chianti Docg in degustazione, raccontate da Marco Sabellico, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso: «La Nigeria sta scoprendo il vino – dice Sabellico – lo dicono le statistiche delle importazioni, che vedono la fascia dai 20 ai 40 anni con reddito elevato ed alta scolarizzazione guidare le domanda. Questo apre ampie prospettive di crescita per il vino italiano, e in particolare per il Chianti Docg, una delle nostre denominazioni più apprezzate nel mondo. Ma la Nigeria, come tutti i nuovi mercati, richiede presenza e soprattutto formazione e informazione».

Per il Consorzio non si tratta di un primo contatto assoluto con il continenti africano: nel 2024 erano state organizzate due masterclass esplorative, una proprio a Lagos e un’altra a Luanda, in Angola, senza però la presenza diretta delle aziende. «Torniamo dopo aver testato il terreno – continua Busi – e lo facciamo portando con noi le nostre realtà produttive, perché crediamo che la Nigeria rappresenti uno dei mercati africani più interessanti».

La Docg calcola che quello nigeriano sia un mercato di nicchia composto da circa 10 milioni di potenziali consumatori con un potere di spesa molto elevato, tre volte superiore all’area di Milano, e un modo di vivere il vino profondamente diverso da quello europeo. Le bottiglie si stappano a gala, cerimonie, eventi di rappresentanza; la temperatura di servizio non è una barriera culturale; mentre la stagionalità non influisce sui consumi, nemmeno per il rosso.

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