
Dopo aver lavorato, negli ultimi anni, per ampliare la rete di collaborazioni su tutto il territorio nazionale grazie a collaborazioni con 18 atenei tra cui il Politecnico di Torino, la Sapienza di Roma e le tre università pugliesi, il Cuoa si prepara a estendere il proprio network anche all’estero, sempre tenendo fede alla propria missione, ovvero sostenere la crescita delle imprese italiane e del territorio.
Il nuovo Piano triennale
La Business School più antica d’Italia (fondata nel 1957 ad Altavilla vicentina, dove tutt’oggi ha sede) ha infatti appena approvato il nuovo piano triennale, che si fonda in particolare su due direttrici: l’internazionalizzazione e la creazione di nuovi percorsi formativi dedicati all’evoluzione della governance, un tema fondamentale che le imprese familiari si trovano ad affrontare in momenti particolarmente delicati come il passaggio generazionale e la crescita dimensionale.
«Il nostro obiettivo come Business School, ribadito anche nel nuovo piano triennale, non è quello di aumentare il numero di studenti, che è certo importante ma non è la nostra priorità – spiega Federico Visentin, presidente della scuola di management, che in quasi 70 anni di vita ha creato una community di oltre 6mila Alumni, di cui 224 diplomati nel 2025, con un’età media di 38 anni e un’esperienza professionale media di dieci anni -. Noi siamo nati per volontà delle imprese, con lo scopo di far crescere il territorio». Un obiettivo, osserva Visentin, che dovrebbe ricevere maggiore attenzione dai governi, anche attraverso specifici incentivi per le realtà intenzionate ad avviare percorsi strutturati di crescita, che invece mancano da anni nelle manovre finanziarie, compresa quella approvata ieri.
L’internazionalizzazione
Anche l’internazionalizzazione sarà dunque guidata da questo principio: «Il nostro potenziamento internazionale non punta ad attrarre studenti esteri in Italia, ma a creare dei percorsi di scambio per imprese, manager e professionisti – precisa Visentin -. Lo faremo avviando collaborazioni con Business School europee localizzate in zone dell’Europa che abbiano caratteristiche simili alle nostre aree a vocazione manifatturiera. Attraverso un intenso lavoro di ricerca, abbiamo selezionato alcuni territori, in Spagna, Francia, Germania, ma anche nell’Est Europa, che presentano problematiche simili a quelle che devono affrontare le nostre imprese manifatturiere».
Il tema della governance
Imprese in larga parte familiari, spesso piccole e medie, che sentono la necessita di crescere e, per farlo, sempre più spesso scelgono la strada delle vendita a un fondo di investimento di una parte o di tutta la proprietà. «Noi pensiamo che la sfida della crescita dimensionale e della competitività possa essere affrontata senza dover cedere quote societarie ai fondi, investendo sull’aspetto finora più trascurato dei famosi criteri ESG, ovvero la “G” di Governance», aggiunge il presidente. E proprio sulla governance ruota il secondo pilastro del nuovo piano triennale, per accompagnare le aziende nei processi di fusione e acquisizione, necessari alla crescita, e nella creazione di sinergie tra diversi soggetti. Processi che richiedono non solo competenze specifiche, ma anche un vero e proprio cambio culturale nel management.










