Storie Web sabato, Gennaio 17
Terrorismo, l’interrogatorio del nipote di Hannoun: «Mi ha messo in contatto con Hamas»

Mohammad Hannoun evita il primo vero confronto con i magistrati. All’interrogatorio di garanzia si avvarrà della facoltà di non rispondere: oggi, davanti al giudice per le indagini preliminari, l’architetto giordano arrestato dai pm di Genova e dalla Dna con l’accusa di finanziare Hamas (7 milioni di euro dal 2001 a oggi) si limiterà a rendere dichiarazioni spontanee. Un passo laterale, almeno secondo la difesa.

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Utilizzabilità degli atti

Gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo mettono subito un paletto, che suona più come manovra strategica. «Ci sono oltre 10mila pagine di atti», dice Tambuscio, «che devono essere studiate». Tradotto: prima di esporsi, vogliono vedere fino in fondo cosa c’è nel fascicolo. Perché il cuore dell’indagine – oltre ai riscontri della Digos e della Guardia di finanza di Genova – è un materiale arrivato dall’estero: documenti inviati dalle Autorità israeliane, acquisiti nel corso delle operazioni militari all’indomani dell’attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Carte che, secondo i legali, potrebbero anche non essere utilizzabili perché formate nel corso di operazioni militari dell’esercito israeliano.

Come un verbale del 2013, un interrogatorio della polizia israeliana a Muhammad Awad, il nipote di Hannoun oggi 38enne, acquisito con modalità tutte da chiarire. Sono dichiarazioni rese nell’ambito di un procedimento giudiziario e dunque, in quel contesto, Awad assume la posizione processuale di testimone.

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I rapporti con Hamas

Secondo Awad, lo zio non si limitava a finanziare associazioni benefiche per il popolo palestinese. Al contrario, al nipote avrebbe affidato un compito preciso: far arrivare soldi e farli circolare a beneficio di Hamas, tra attivisti e detenuti affiliati al movimento. «Ho ricevuto la lista di attivisti di Hamas (…) da mio zio Muhammad che mi aveva chiamato a dicembre 2012 e mi aveva detto che c’era un importo di 200mila shekel (circa 40mila euro dell’epoca, ndr) che mi sarebbe arrivato ed io avrei dovuto distribuirlo ad attivisti e prigionieri affiliati ad Hamas detenuti in Israele in quel periodo. Lui (Hannoun, ndr) disse “ti darò i nomi e i numeri di telefono dei loro genitori” ed io ho accettato».

Awad non si ferma, aggiunge ulteriori dettagli dei presunti rapporti dello zio con Hamas. Anzi, indica un nome preciso: «Mio zio mi ha dato il numero di Rateb Zaidan, circa cinquant’anni, noto come Abu Abdullah (…) un uomo di Hamas». E aggiunge che quell’uomo è «coinvolto nelle attività finanziarie di Hamas». Da quel contatto, sostiene, sarebbero arrivati altri agganci: Abu Shahed e Abu Ahmad. Obiettivo: sostenere economicamente le famiglie «dei martiri» del movimento attraverso una associazione, la Al Nour, che per gli israeliani è legata ad Hamas.

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