
Dal versante macroeconomico quali sono le principali incognite per i prossimi mesi?
Le principali incognite macroeconomiche per il 2026 includono l’evoluzione delle tensioni geopolitiche e commerciali (dazi, riorganizzazione delle catene di approvvigionamento), la persistenza dell’inflazione con la risposta delle banche centrali (tagli prudenti), la crescita debole in Cina (problemi immobiliari, consumi), l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (crescita disomogenea) e la gestione del debito pubblico elevato in molte economie.
E come possono influenzare il comparto obbligazionario?
Il differente approccio delle politiche monetarie da parte delle banche centrali, il rischio di inflazione persistente a causa di dazi e delle dinamiche salariali nonché il ritorno a una crescita più moderata, con possibili impatti su spread e rendimenti, potrebbero favorire uno spostamento dagli asset più rischiosi verso quelli più sicuri e una maggior selettività sugli emittenti. Il comparto obbligazionario vedrà aumentare la volatilità, spostando il focus maggiormente sulla duration e sui corporate emergenti (stante la debolezza del dollaro) in scenari di calo tassi, ma con rischi di riaccensione dell’inflazione.
In questa fase di mercato conviene puntare di più sul segmento corporate o sui governativi?
In questa fase di mercato il segmento corporate rimane ancora da preferire rispetto al governativo in particolare sull’high yield, sempre comunque diversificando sugli emittenti e soprattutto su emissioni molto liquide con spread denaro/lettera contenuto.
Emissioni interessanti?
Nel portafoglio di titoli corporate preferiamo le emissioni di aziende esposte ai piani infrastrutturali europei (ad esempio Ses Group per il segmento dei satelliti) e nei settori legati alla ripresa dei consumi quali il settore automobilistico (Nemak, Volkswagen), delle costruzioni e agroalimentare.
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