
Circa 50mila bottiglie e un prezzo che può andare da 70 a 120 euro, vale a dire tre o quattro volte tanto il costo di un Nobile di Montepulciano Docg. È questo il bilancio a ormai un anno dal lancio del primo Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”, la denominazione di fascia altissima messa in commercio da febbraio 2025, dopo che il consorzio ha scelto di modificare il disciplinare per introdurre questa nuova menzione. «A quattro anni dal voto in assemblea – racconta il presidente del consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – più del 50% delle nostre cantine ha chiesto di aderire al progetto Pieve e altre aziende vitivinicole si aggiungeranno con la vendemmia 2025. Con questa denominazione puntiamo a raggiungere il 5% della produzione totale: non è una cifra elevata, ma è una quota ad alto valore aggiunto. E soprattutto, puntiamo su questo progetto per rilanciare tutta la comunicazione della nostra Docg».
Approvata dal Comitato nazionale vini il 10 ottobre 2024, la tipologia “Pieve” del Vino Nobile di Montepulciano si affianca alla Docg Vino Nobile di Montepulciano e a quella Vino Nobile di Montepulciano riserva. «Ci imputavano una mancanza di identità dei nostri vini dovuta a una diversità di terroir dei nostri territori – racconta il presidente del consorzio – così durante i mesi difficili del Covid ci siamo messi a ragionare. Volevamo trasformare un punto di debolezza in un punto di forza, per questo abbiamo scelto di valorizzare i territori. In questi ultimi quarant’anni di vita del consorzio, posso dire che la Pieve è la vera innovazione di prodotto che abbiamo saputo realizzare». Le pievi a cui si riferisce il nome sono 12 e si riferiscono effettivamente ad altrettante chiese che un tempo venivano costruite nelle campagne e fungevano da ritrovo religioso – ma anche sociale – dei contadini dei poderi della zona. Da Sant’Egidio che individua la pieve di Gracciano, alla Madonna delle querce della pieve Valardegna. Uno studio approfondito condotto incrociando il sistema catastale storico della zona di Montepulciano con la morfologia del territorio e con la geologia del suolo ha permesso di creare i confini delle 12 Pievi, dimostrando che ciascuna di queste si poteva distinguere per caratteristiche organolettiche del vino prodotto. Nel disciplinare le 12 zone sono definite Uga (Unità geografiche aggiuntive), ma sulle etichette delle bottiglie vengono riconosciute appunto come Pievi.
La prima annata delle Pievi messa in commercio è stata quella della vendemmia 2021. E l’annata 2025? «Io credo sarà un’annata da ricordare», dice il presidente Rossi. Più difficile, anche per il Vino Nobile di Montepulciano, sarà navigare i marosi dell’attuale congiuntura geopolitica: «I primi dieci mesi dell’anno – dice – sembrerebbero registrare un calo di soli due punti nell’export verso gli Usa, che è la seconda nostra meta più importante, dietro la Germania. Il 2026 sarà un anno impegnativo, ma il 2027 potrebbe essere l’anno della ripresa». Il mondo del vino deve anche fare i conti con il cambiamento – e anche il calo – dei consumi: «La nascita della tipologia Pieve – aggiunge Rossi – vuole anche essere una risposta a questo andamento: bere con più moderazione, ma di qualità».
Nel 2024 il consorzio ha messo in commercio 6,7 milioni di bottiglie di Vino Nobile e 2,3 milioni di Rosso di Montepulciano, con l’export che ha rappresentato il 65,5% delle vendite. «Il turismo per noi è una leva strategica», dice il presidente Rossi. Ma nella ristorazione individua un anello debole: «Non è possibile che ogni anno aumentino il ricarico di prezzo che applicano sulle bottiglie ordinate al tavolo – spiega – ormai il prezzo del vino a cena è diventato un lusso che in pochi possono permettersi. Basta guardare sui tavoli, e vedere quanti sono senza una bottiglia. Al comune di Montepulciano abbiamo proposto di sederci tutti insieme, istituzioni, cantine e ristoratori, per trovare il modo di calmierare il settore. L’incontro è fissato per gli inizi dell’anno prossimo, e spero si troveranno soluzioni costruttive per tutti».









