Storie Web domenica, Gennaio 18
Colf, badanti e baby sitter: gli aumenti in busta paga

Aumenti fino a 83 euro al mese dei costi per le famiglie che hanno un lavoratore domestico, dal 2026. Li porta in dote il rinnovo del contratto collettivo degli assistenti familiari, cioè colf, badanti e baby sitter, siglato il 28 ottobre dalle associazioni datoriali Fidaldo e Domina, con i sindacati del settore (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf). L’intesa, valida dal 2026 al 2028, è in vigore dal 1° novembre ma gli aggiornamenti salariali scattano dal prossimo anno.

CHE COSA CAMBIA DA GENNAIO 2026

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Le novità del Ccnl

Il nuovo Ccnl introduce un aumento complessivo nelle retribuzioni di 100 euro lordi al mese (parametrati sul livello BS), che saranno scaglionati negli anni: 40 euro dal 1° gennaio 2026, 30 euro dal 1° gennaio 2027, 15 euro dal 1° gennaio 2028 e 15 euro dal 1° settembre 2028. A questi costi si aggiunge la rivalutazione annuale dei minimi retributivi in base all’indice di inflazione Istat (che è stata portata dall’80% al 90% dell’indice registrato a novembre 2025) e l’aggiornamento dei contributi, che scatta annualmente. Il risultato, in termini di costi, emerge da alcune simulazioni effettuate da Assindatcolf per il Sole 24 Ore del Lunedì, per tre profili di assistente familiare (si veda l’infografica sopra).

Così, per una badante convivente che lavora 54 ore settimanali, la spesa aumenterà di circa 75 euro al mese rispetto ai livelli del 2025, con un esborso aggiuntivo all’anno che, considerando la retribuzione e i contributi, oscilla fra 850 e 900 euro. Per una baby sitter di livello BS il minimo retributivo orario passa da 7,10 a 7,46 euro: la famiglia che impiega la lavoratrice per 40 ore alla settimana spenderà mediamente 83 euro in più al mese (fra 900 e mille euro in più all’anno). La colf di livello B passerà da una retribuzione minima oraria di 6,68 euro a una di 7,02 euro. Il costo mensile per una famiglia che la impiega per 25 ore alla settimana aumenterà di 53 euro (circa 600 euro in più all’anno).

Gli aumenti incideranno integralmente sulle tasche dei datori di lavoro che applicano i livelli retributivi minimi: potrebbero essere meno rilevanti o direttamente assorbiti da eventuali “superminimi” più alti già corrisposti oggi, come rileva Rita De Blasis, segretario generale del sindacato Federcolf: «Noi abbiamo portato sul tavolo negoziale le istanze dei lavoratori – spiega – e la necessità di riconoscere loro un salario adeguato al costo della vita. Al Nord le retribuzioni sono spesso più elevate dei livelli minimi contrattuali».

Gli obiettivi

In un comparto dove il lavoro irregolare incide per quasi il 50% (rispetto agli 817mila lavoratori censiti dall’Inps si stima che ce ne siano altrettanti in nero), l’aumento dei costi potrebbe rappresentare un ostacolo per le famiglie e per gli anziani che impiegano un o una assistente. «Con il nuovo contratto collettivo – spiega Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, componente della Fidaldo – abbiamo siglato una dichiarazione di intenti che punta a rafforzare la bilateralità. L’obiettivo è arrivare a far riconoscere alcune prestazioni ai lavoratori domestici, dalla tredicesima al Tfr, da una struttura come la Cassa Colf, alimentata dai contributi delle parti. Questo potrebbe consentire di aiutare le famiglie a non sostenere esborsi una tantum molto pesanti, e di ottenere una maggiore tracciabilità delle retribuzioni, anche a beneficio dello Stato. A quel punto, diventerebbe forse più sostenibile l’aumento delle agevolazioni fiscali per le famiglie che assumono in regola i lavoratori domestici. Noi – aggiunge – auspichiamo da tempo la deducibilità dei costi sostenuti per le retribuzioni».

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