Storie Web lunedì, Gennaio 19
Lo Ior aderisce a Basilea III. Niente investimenti contrari alla Dottrina sociale, in armi e farmaci per aborto

L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) pubblica il suo primo Rapporto di sostenibilità e aderisce alle regole di Basilea III per la trasparenza finanziaria. Si tratta – viene comunicato – di un passo non obbligato, attraverso il quale si chiariscono anche i campi d’investimento del Vaticano, in linea con la dottrina della Chiesa: niente armi, niente progetti legati a pratiche abortive e prodotti contraccettivi. E investimenti “limitati” nell’energia nucleare, ma anche in alcool, tabacco e porno. «Vogliamo fornire una panoramica trasparente e completa delle misure che stiamo adottando per soddisfare gli standard di sostenibilità individuati, in particolare per garantire che le nostre pratiche di investimento siano pienamente in linea con i principi previsti dalla fede cattolica», commenta Jean-Baptiste Douville de Franssu, presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior. garantire che le nostre pratiche di investimento siano pienamente in linea con i principi previsti dalla fede cattolica.

«Il focus degli investimenti sulla tutela della vita umana»

«Dobbiamo escludere dai nostri investimenti ciò che non rientra nei principi della dottrina e allo stesso tempo essere buoni investitori: lo abbiamo sempre fatto, adesso lo comunichiamo e siamo sempre più trasparenti. C’è una forte attenzione a non investire in attività che ledono i principi cardine della Chiesa, con focus sulla tutela della vita umana», spiega all’Ansa Aurelio Amaduzzi, responsabile della funzione Risk management dello Ior. In parallelo al Rapporto di sostenibilità, lo Ior ha pubblicato anche la prima informativa equivalente al terzo Pilastro della normativa di Basilea (Pillar III) sull’adeguatezza patrimoniale e il sistema di gestione dei rischi. Nel 2024 con un utile di 31 milioni, l’Istituto ha generato un valore economico complessivo di 50 milioni, che è stato distribuito tra il Santo Padre (27%), i dipendenti (30%) e i fornitori (18%), trattenendo la parte restante per garantire la sostenibilità di lungo periodo. E, attraverso la gestione del patrimonio dei propri clienti, ha inoltre “creato valore” per 157 milioni. Con chiare specifiche per gli investimenti vietati.

No anche ad alcol, gioco d’azzardo, tabacco e usura

L’Istituto – scrive una nota – evita infatti di puntare su “società che direttamente o indirettamente tramite partecipate possiedono e/o gestiscono ospedali e centri specializzati che forniscono servizi di aborto; producono prodotti contraccettivi; sono coinvolte nell’uso di cellule staminali embrionali o di tessuti derivati da embrioni o feti umani”. No anche a società che direttamente o indirettamente “producono armi militari controverse (mine antiuomo, armi chimiche, armi nucleari, bombe a grappolo); sono coinvolte nella produzione e distribuzione di armi leggere; producono direttamente armi o forniscono prodotti e servizi di supporto, specificamente destinati all’industria militare e non, utilizzati per scopi letali e offensivi”. L’Istituto limita anche l’investimento “nel carbone per la produzione di energia, nell’energia nucleare, pesticidi, pellicce e pelli speciali, olio di palma”. Inoltre «vigila attentamente sulle società che conducono test sugli animali, verificando il rispetto delle norme vigenti e la presenza di adeguate policy aziendali». Contro le dipendenze limita (nel senso che lo vieta) l’investimento «in società coinvolte direttamente o indirettamente in gioco d’azzardo, intrattenimento per adulti, attività di prestito a tassi usurai, produzione e vendita di tabacco, produzione e vendita di alcool». Infine evita gli investimenti nelle società che violano gravemente i 10 principi del Global compact dell’Onu, cioè violazione dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e dell’etica del business.

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