Storie Web lunedì, Gennaio 19
Sicilia, chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell’Ars. Galvagno verso il Gup

Se ne parlava da giorni e a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, la notizia era molto attesa. Ma è arrivata in un momento politicamente delicato: la Procura della Repubblica di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, per la sua ex portavoce Sabrina De Capitani, per l’imprenditrice Marcella Cannariato e per altri tre indagati — Alessandro Alessi, Marianna Amato e Roberto Marino — a vario titolo accusati di corruzione, peculato e truffa.

La notifica è stata recapitata pochi minuti prima dell’avvio della seduta parlamentare in cui l’Ars deve discutere la mozione di sfiducia al presidente della Regione, Renato Schifani. Una coincidenza temporale inevitabilmente pesante, perché è proprio Galvagno a presiedere la seduta in cui si gioca una parte dell’equilibrio politico dell’Isola. È un incrocio di piani — giudiziario e istituzionale — che non produce nessi automatici, ma che segnala la fragilità della stagione politica siciliana.

L’udienza preliminare è stata fissata dal Gup Giuseppa Zampino per il 21 gennaio, data che rischia di assumere un valore di cesura non solo per il futuro personale del presidente dell’Ars, ma anche per le dinamiche interne di Fratelli d’Italia e per il quadro politico regionale.

L’ascesa rapida e il cambio di prospettiva

Galvagno, 37 anni, di Paternò in provincia di Catania, è stato finora presentato come il volto giovane della nuova classe dirigente di Fratelli d’Italia in Sicilia: disciplinato, affidabile, cresciuto nella rete politica che fa riferimento al presidente del Senato Ignazio La Russa. Una carriera lampo: dalle prime esperienze nel mondo assicurativo alla laurea in Economia, fino alla prima elezione all’Ars nel 2017; in Commissione Bilancio e Antimafia entra nei dossier più sensibili, tra conti pubblici, vigilanza e spesa regionale.

Nel 2022 arriva la consacrazione politica: il partito di Giorgia Meloni, forte del risultato nazionale, lo propone per la presidenza dell’Assemblea. Per i suoi sponsor è il simbolo di una nuova generazione che combina affidabilità istituzionale e presenza territoriale; per i critici, l’esempio di una scala interna che negli ultimi anni ha premiato prima la fedeltà politica e poi l’esperienza amministrativa.

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