
Le elezioni del 23 e 24 novembre in Veneto, Campania e Puglia fanno registrare episosi di expolit di preferenze per il consiglio regionale, come quelle del leghista Luca Zaia, ma anche esclusioni eccellenti come quella di Nichi Verndola in Puglia. Il derby FdI-Lega in Veneto viene stravinto dai leghisti. Il partito di Matteo Salvini si attesta oltre il 36,3%, doppiando di fatto i meloniani, al 18,7%. Un risultato senz’altro figlio della candidatura del governatore uscente Luca Zaia, capolista della Lega in tutte le province dopo il mancato via libera alla costituzione di una sua lista. Zaia,a scrutinio completato, ha superato le 200mila preferenze (203.054). Un risultato in scia a quello che ottenne un anno fa la premier Giorgia Meloni (232.015), ma in un’elezione con dinamiche diverse visto che si votava per il Parlamento europeo.
Zaia mattatore, oltre 203mila preferenze in Veneto
Sebbene Zaia sia stato determinante per permettere alla Lega di doppiare FdI, anche togliendo le preferenze al governatore uscente la Lega ottiene oltre 90mila voti in più del secondo partito del centrodestra. Zaia ha vinto in sei collegi su sette, facendo il pieno di preferenze nella Marca trevigiana di cui fu presidente della Provincia: 48.253 voti. Cede il passo a FdI solo nel Bellunese, sconfitto dal deputato Dario Bond, fra l’altro nell’unica provincia in cui FdI fa meglio della Lega. Per Forza Italia ce la fa il coordinatore regionale Flavio Tosi. Tra i nomi eccellenti rimasti fuori dal Consiglio, almeno per ora, c’è Vanessa Camani, che nella scorsa consiliatura era stata capogruppo Pd: a Padova, per l’opposizione, è stato mattatore il vicesindaco del capoluogo Andrea Micalizzi. Dei quattro candidati leghisti vicini a Roberto Vannacci per ora entra solo Stefano Valdegamberi, nella circoscrizione di Verona
Zaia: ecco cosa intendevo quando dicevo sarò un problema
«Adesso tutti hanno capito cosa intendevo quando dicevo vedrò di essere un problema. Andate a guardare i dati e avete capito» ha detto Zaia commentando i primi dati della sua affermazione personale all regionali del Veneto. «Il segnale di gradimento che ho ricevuto è un segnale di riconoscenza rispetto anche a tutto quello che ho subito prima di queste elezioni con i no alla Lista Zaia, il no al mio nome sul simbolo. Se oggi avessimo avuto la Lista Zaia questa maggioranza avrebbe avuto ancora più consiglieri. Si governa con i consiglieri non con le chiacchiere. E noi qui stiamo compiendo una missione impossibile se pensiamo agli ultimi risultati delle Europee» ha concluso Zaia.
Sangiuliano entra in consiglio regionale, flop per Boccia
Tra i big in campo l’ex ministro Gennaro Sangiuliano, capolista di Fdi in Campania. Nella lista di Fratelli d’Italia che ottiene tre seggi a Napoli si classifica al secondo posto con 9.902 voti. Prima è Ira Fele, new entry nel Consiglio, moglie del coordinatore provinciale del partito, il deputato Michele Schiano, con 14.788 preferenze. Terzo eletto è Raffaele Pisacane con 9.731 voti. Resta fuori per poco Marco Nonno, già consigliere comunale di Napoli, con 9.605 voti. Flop invece per Maria Rosaria Boccia, protagonista della vicenda della scorsa estate che l’ha coinvolta proprio con Sangiuliano. E’ solo 16esima su 27 nella lista del sindaco di Terni, Domenico Bandecchi con appena 89 voti. E non è andata meglio a Daniela Di Maggio, la mamma di Giovanbattista Cutolo, ragazzo ucciso per futili motivi al centro di Napoli due estati fa: candidata come capolista a Napoli per la Lega, ha ottenuto 964 voti.
Vendola escluso eccellente
Nonostante le sue 9.698 preferenze complessive (6.624 a solo a Bari) Nichi Vendola non sarà eletto in Consiglio regionale della Puglia. L’ex governatore e leader di Avs è l’escluso eccellente di questa tornata elettorale. A determinarne l’esclusione, la percentuale raggiunta da Alleanza Verdi e Sinistra: di poco superiore al 4% ma insufficiente, in base alla legge elettorale che calcola la percentuale sulla base dei voti del presidente e non della coalizione, per conquistare un seggio. La maggioranza di centrosinistra guidata da Antonio Decaro ottiene 29 seggi (più il presidente). A fare incetta di seggi è il Pd che ne conquista 14, mentre seconda forza della coalizione è la lista di Decaro presidente che ottiene sette seggi, quattro seggi con Per la Puglia e altrettanti con il Movimento 5 Stelle. L’opposizione potrà contare su 20 seggi, più quello del candidato presidente Luigi Lobuono. Saranno così ripartiti: 11 a Fratelli d’Italia, 5 a Forza Italia, 4 alla Lega.










