Per esempio: gli Stati Uniti importano olio d’oliva dall’Italia e, per effetto dei dazi, questo bene costerà di più per i consumatori americani. Epsilon vuole calcolare la diminuzione di questa richiesta. Per Monacelli è «utopistico assumere questo valore con precisione, perché varia da bene a bene e nel lungo e breve periodo».
Inoltre, se si utilizza la formula con cui lo United States Trade Representative ha calcolato la variazione dei dazi per ridurre a zero il disavanzo commerciale per gli altri Stati, si può determinare quale sarebbe la percentuale a cui sarebbe sottoposta l’Italia se non facesse parte dell’Unione europea: la variazione ammonta al 57%.
Visto che l’amministrazione Trump ha calcolato i dazi che andrebbero a colpire gli altri Paesi dividendo per due il risultato dato dalla formula, sui prodotti italiani sarebbero imposti dazi del 29%. Nove punti percentuali in più rispetto a quelli imposti all’Unione europea.
La differenza tra import ed export negli scambi commerciali Usa-Ue
«L’idea di fondo è che se gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale verso l’Europa è perché questa ha messo delle barriere ai prodotti americani, quindi dei dazi che l’economia europea impone ai loro prodotti», spiega il professore.
L’economia americana è in deficit verso il resto del mondo perché risparmia molto poco rispetto a quanto investe, infatti la propensione al consumo degli americani è superiore a quella di noi italiani, per fare un confronto, e la tendenza a risparmiare di una famiglia americana è inferiore. Stesso discorso per il risparmio pubblico, che sarà ancora più basso quando Trump taglierà le tasse e aumenterà il deficit fiscale.