Sulla tavola di Pasqua dei paesi cattolici l’agnello non manca mai. E quello che si cucina a Roma o Madrid ha spesso lo stesso “pedigree”: proviene dai 750mila capi di Agnello di Sardegna Igp, tutti nati e cresciuti sull’isola allo stato brado. Un quarto delle loro carni finisce all’estero, e per il 90% si ferma in Spagna.
«Si tratta di un mercato consolidato, che però è cresciuto molto a valore soprattutto negli ultimi anni, arrivando a una ventina di milioni di euro – spiega Alessandro Mazzette, direttore del Contas, il Consorzio di tutela che riunisce allevatori, macellatori e porzionatori – Gli spagnoli amano la delicatezza del nostro agnello e lo preferiscono agli ovini iberici, completamente diversi perché più adulti, e sempre più destinati ai paesi arabi». Dove subiscono però la crescente concorrenza della Igp sarda, che sta puntando ad ampliare la sua presenza all’estero, dove sviluppa il 20% del giro d’affari, anche aprendo nuovi e promettenti mercati, come Cina e Giappone.
Il 75% dei volumi dell’Igp sarda viene distribuita in Italia (per tre quarti tra Natale e Pasqua), principalmente tramite la distribuzione moderna, da cui transita il 60% delle vendite. Negli ultimi due anni il giro d’affari alla produzione è aumentato a doppia cifra, arrivando nel 2024 a 56 milioni di euro, mentre quello al consumo è cresciuto solo del 2 per cento. «È l’effetto dell’accordo di filiera che abbiamo firmato nel rispetto della legge sulle pratiche sleali e che ci ha permesso di ottenere una distribuzione più equa dei guadagni lungo tutta la filiera zootecnica – sottolinea Mazzette – Dal canto suo la distribuzione moderna ha preferito assorbire i rincari a monte pur di non aumentare i prezzi di vendita e di poter continuare a essere competitiva su un prodotto come l’agnello che è molto richiesto e promozionato durante le feste e che il nostro Consorzio ha valorizzato e fatto conoscere in tutto il Paese».
Modello che funziona non si cambia, anzi si raddoppia. Il Contas sta infatti collaborando al riconoscimento dell’Igp per il Porcetto di Sardegna, attesa entro Natale, mentre serviranno almeno un paio di anni per avviare l’iter sul bovino, ultimo tassello necessario per costruire un polo sardo delle carni a indicazione geografica protetta.
Intanto quella del 2025 è la prima Pasqua in cui l’Agnello di Sardegna si presenta con due certificazioni: accanto alla Igp, ottenuta nel 2001, compare anche il bollino del biologico, per ora limitato ai 70mila capi nutriti con il latte di pecore allevate nel rispetto dei protocolli dell’agricoltura biologica. «Abbiamo accolto la richiesta degli allevatori di poter assegnare l’Igp anche alla produzione bio, rispondendo così anche a una domanda di mercato – aggiunge Mazzette– Personalmente credo molto all’alleanza tra indicazioni geografiche e biologico e, da membro del Consiglio Nazionale dei consorzi di tutela, ritengo che sia opportuno spingere ancora di più in questa direzione».