Storie Web sabato, Gennaio 17
Zaia scuote la Lega con il suo manifesto: destra liberale che pensi ai giovani

Autonomia, politica estera, sicurezza, giovani, libertà sui temi etici e integrazione: sono i “punti cardine” su cui il centrodestra deve “dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro” secondo Luca Zaia, esponente della Lega, ex governatore del Veneto, oggi presidente del consiglio regionale del Veneto.

L’articolo sul Foglio

In un articolo sul Foglio, definito dal quotidiano come “il manifesto politico di Zaia”, il leghista dedica un capitolo a “destra e libertà”: “La destra vincente – scrive – è quella liberale. Quella liberticida perde. Lo dico con chiarezza: i temi etici, civili, del fine vita, delle unioni civili non possono essere tabù ideologici. La destra, il centrodestra, di oggi non è quella di cinquant’anni fa, e non sarà quella di domani. Le questioni legate ai diritti civili e al fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale. Interpellano la coscienza individuale prima ancora dell’appartenenza politica. Una destra matura non impone visioni, ma costruisce regole chiare, rispettose, capaci di tenere insieme libertà personali, responsabilità collettiva e ruolo dello stato. Senza rinunciare alla propria identità, senza arretrare dinanzi le proprie idee”.

Integrazione come governo consapevole della complessità

“Basta entrare oggi – sottolinea Zaia – in una scuola dell’infanzia o in una classe delle elementari per rendersene conto: i bambini italiani crescono accanto a bambini di altre culture, storie e provenienze. Possiamo far finta di non vederlo, oppure possiamo governare questo fenomeno con intelligenza. L’identità non è un riflesso automatico: si insegna, si trasmette, si costruisce. E si rafforza anche nel rispetto dell’identità altrui, di quelle famiglie che il nostro paese ospita e che ne fanno ormai parte. La nostra storia lo dimostra: Venezia dialogava con Bisanzio in un confronto continuo, aperto, talvolta competitivo, prendendo il meglio da quell’incontro e rafforzando così la propria civiltà. E’ la lezione che dobbiamo applicare oggi: integrazione non come rinuncia, ma come governo consapevole della complessità. I cittadini stanno guardando con favore le scelte liberali di questo governo. Il futuro ci vedrà impegnati in scelte non facili ma dobbiamo sempre aver chiaro che il popolo si aspetta, come è stato fatto sinora, coraggio”.

L’autonomia

Altro punto cardine del manifesto di Zaia riguarda l’autonomia: “Non posso non sottolineare come esista una questione meridionale inaccettabile moralmente e intollerabile. Ma esiste anche una questione settentrionale che non può più essere taciuta o peggio ancora liquidata come la secessione dei ricchi, un atto di egoismo. Dobbiamo anche affrontarla senza alcun complesso di colpa nell’interesse del paese: poche regioni, in larga parte del Nord, producono il residuo fiscale che tiene in piedi servizi essenziali in tutta l’Italia. Solidarietà e sussidiarietà non si mettono in discussione, sono complementari. Nord e Sud non sono avversari, sono parti dello stesso destino nazionale, sono gemelli siamesi. La morte o la vita dell’uno è la morte o la vita dell’altro. Lo dico senza ipocrisia: se il Nord chiede più efficienza, meno burocrazia, condizioni migliori per produrre, lo fa nell’interesse dell’Italia intera. Il centrodestra deve avere il coraggio di dirlo: o l’autonomia la facciamo per scelta, oppure la dovremo fare per necessità. Assieme abbiamo anche il compito di vigilare contro un rischio serio: il neocentralismo”.

Politica estera

Il secondo punto sottolineato da Zaia è la “politica estera”: “Sono convinto che oggi l’Italia possa giocare un ruolo internazionale ben superiore al suo peso demografico. Non siamo una potenza militare, ma possiamo essere una superpotenza di diplomazia ed equilibrio, grazie anche all’ottimo lavoro di relazioni internazionali della presidente Meloni, che non si vedeva da molti anni e ha ridato posizione e standing al paese. La stabilità politica restituisce credibilità. In un contesto in cui l’Europa, così com’è, non ha ancora lo standing geopolitico che meriterebbe, il centrodestra europeo deve interrogarsi su questo limite: non esiste un’Europa forte senza stati forti, responsabili, autorevoli. L’Italia può essere ponte tra Europa e Stati Uniti, e di conseguenza baricentrica nella diplomazia del Mediterraneo. Interlocutore credibile, fattore di stabilità. Io credo che questo sia uno dei compiti più alti della nostra politica estera: non schierarsi per riflesso, ma mediare con identità”.

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