
L’edizione 2026 del World Economic Forum prenderà ufficialmente il via stasera, con il concerto inaugurale, ma l’atmosfera della località montana è già stata sconquassata dall’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia e dalla minaccia di contromosse lanciata dall’Unione Europea. Da una parte, il presidente americano che ha promesso dazi del 10% dal primo febbraio sui Paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia; dall’altra, l’Unione Europea che ha invitato la Casa Bianca a evitare di imboccare una “pericolosa spirale discendente” e che starebbe valutando contromisure per 93 miliardi di euro nei confronti delle imprese americane. Il presidente francese Emmanuel Macron spinge per l’attivazione dello strumento anti-coercizione, ovvero “l’opzione nucleare” di deterrenza, introdotto nel 2023 e mai utilizzato finora.
Sul fronte della Groenlandia si preannunciano momenti di tensione, sia negli incontri di corridoio che negli interventi pubblici. Il primo in calendario è quello di domani della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che parlerà alle 10.50, mentre alle 14 sarà il turno di Macron. La risposta di Trump dal palco del Forum è prevista per mercoledì alle 14:30, in un discorso che si preannuncia dirompente e che rischia di creare ulteriori fratture fra gli Stati Uniti e gli alleati della Nato.
La geopolitica promette di tenere banco a Davos, con in primo piano anche l’Ucraina: è in agenda un fitto calendario di incontri, con la partecipazione anche del presidente Volodymyr Zelensky, che domani parlerà al pubblico alle 14:30. Il futuro del Paese sarà deciso e discusso, anche stavolta, negli incontri a margine del Forum, con un probabilissimo bilaterale fra lo stesso Zelensky e Trump, mentre il fronte europeo e dei Volenterosi rimane compatto nella volontà di garantire a Kiev ampie condizioni di sicurezza per arrivare a un accordo di pace con la Russia.
A complemento di questi temi di geopolitica, i lavori del Forum dedicheranno tempo e spazio all’impatto sempre più pervasivo dell’intelligenza artificiale e agli usi che se ne possono fare, alla crescita economica, al problema sempre più pressante del debito e al bisogno di riallacciare il dialogo a fronte del contesto mondiale più difficile dal 1945.