Un piano per le nuove generazioni (Png) per superare le fragilità strutturali dell’economia italiana caratterizzata da un basso livello di crescita. Un piano bipartisan, con la prospettiva di andare oltre il prossimo anno e diventare una piattaforma su cui possa lavorare chiunque vinca le elezioni politiche. A lanciare l’idea è stata Elsa Fornero, professoressa onoraria di Economia all’Università di Torino e già ministra del Lavoro e delle politiche sociali del Governo Monti, nel corso del panel «Bonus fiscali e sostenibilità della spesa sociale» durante il Festival dell’Economia di Trento. Una proposta per cercare di delineare un orizzonte di più ampio respiro temporale.
La condanna alla mancata crescita
«La politica dei bonus è la dimostrazione dell’incapacità della politica di concepire e più ancora di realizzare politiche, strategie e visioni di medio termine» ha affermato Fornero, che non ha esitato a definirli come un’espressione di «populismo»: «Al posto di misure trasparenti e ben indirizzate si confondono le carte dando impressione a tutti, a turno, di essere beneficiati dalla politica. I bonus sono l’essenza del malessere italiano: da 25 anni ci condannano a non crescere».
La zavorra sulle riforme strutturali
Proprio sul ruolo dei bonus si sono confrontati anche gli altri relatori (moderati da Marcello Zacchè, editorialista de «Il Giornale»). Massimo Baldini, docente presso l’università di Modena e Reggio Emilia, ha spiegato quali sono i possibili effetti delle agevolazioni che sono collegate alla situazione economico patrimoniale misurata attraverso l’Isee. I bonus tendono ad essere spesso concentrati su famiglie che hanno un indicatore della situazione economica medio basso. Quindi tendono a escludere o a non riguardare prevalentemente escludere le famiglie a reddito medio, che allo stesso tempo sono quelle chiamate a pagare la quota maggiore del carico fiscale. Questa sproporzione potrebbe creare scontento politico. Poi, ha fatto notare Baldini, «c’è un effetto di lungo periodo dei bonus ed è quello che costano tanti soldi, ingessano il bilancio e sono un’espressione di scelte politiche di breve periodo, miopi spesso» e quindi impediscono di fare le riforme strutturali che sarebbero necessarie.
Il disincentivo al lavoro femminile
C’è poi un’altra distorsione rimarcata da Livia Salvini, ordinario di diritto tributario alla Luiss: «Nell’ambito familiare di norma il secondo percettore del reddito è la donna, cioè la donna guadagna di meno. Quindi è chiaro che laddove queste misure di bonus tendono a diminuire o addirittura annullarsi all’aumentare del reddito, soprattutto se reddito familiare, colui che è indotto a rinunciare al proprio lavoro è la donna». Il rischio è, quindi, è disincentivare il lavoro femminile. Cosa fare? «Si può intervenire in modo contingente con alcuni bonus, anche se poi modificati o ridotti nel corso del tempo, come quello per le donne lavoratrici o per le mamme. Ma per il lavoro femminile – ha suggerito Salvini – servono misure strutturali di incentivazione e non certo questi bonus episodici».
Mercato immobiliare sempre meno «giovane»
Carmelo Di Marco, vicepresidente del Consiglio nazionale del Notariato, ha rilevato che «il mercato immobiliare trae respiro essenziale dalle misure agevolative». Agevolazioni che riguardano sia gli acquisti di immobili (registro ridotto per le compravendite tra privati, che sono quasi il 90% del totale, e Iva ridotta per gli acquisti di imprese) sia gli interventi di recupero edilizio e riqualificazione energetica. Va però fatta un’attenta disamina dei dati di mercato. Nel 2025, infatti, il numero degli acquirenti di case con agevolazioni sotto i 45 anni di età è stato meno del 50 per cento. «Prima di parlare di agevolazioni, c’è un problema – ha spiegato Di Marco – di accesso al mercato che dipende dall’insufficienza delle politiche a sostegno dell’economia e dei redditi delle generazioni più giovani». Ma ci sono anche altri dati che devono far riflettere. Gli under 45 di oggi che hanno la prospettiva concreta di comprare una casa sono esattamente la metà di quelli che ventisei anni fa erano under 45. E guardando in prospettiva nel 2040 ci saranno quasi 10 milioni di anziani: molti dei quali vivono da soli e sono proprietari delle loro case. E questo comporta che saranno immessi sul mercato alcuni milioni di unità immobiliari usati. Quindi tutti gli attori istituzionali sono chiamati a fare la loro parte e a confrontarsi per le soluzioni da adottare guardando a cosa succederà nei prossimi anni.
