Storie Web martedì, Marzo 31

Negli ultimi anni il dibattito sulla pericolosità dei social network si è intensificato, anche perché con l’avvento dell’intelligenza artificiale è diventato ancora più facile produrre contenuti dannosi e fake news.

Nati come strumenti per connettere le persone, i social network sono progressivamente diventati social media che ci intrattengono e orientano il modo in cui ci informiamo e ci relazioniamo.

Contenuti autorevoli e fake news sullo stesso piano

Secondo diverse analisi (Stanford, MIT, 2025), su Internet, “tutte le cose sembrano avere lo stesso valore”: contenuti autorevoli e disinformazione convivono sullo stesso piano, e perfino “le grida di un pazzo sui social sembrano credibili come le scoperte di un premio Nobel e spesso il pazzo si finge anche premio Nobel”. Questa dinamica contribuisce a far perdere una base comune di fatti su cui tutti possiamo concordare.

Parallelamente, si è diffusa la percezione di vivere in un mondo sempre più pericoloso, anche perché gli algoritmi tendono a far circolare maggiormente i contenuti sensazionalistici e violenti. I dati, però, raccontano altro. In Italia, ad esempio, secondo il report ufficiale Istat, nel 2024 gli omicidi sono stati circa 327, quindi quasi uno al giorno, ma vent’anni fa erano circa il doppio e negli anni ’80 oltre il triplo.

Anche altri indicatori di criminalità e le morti per incidenti stradali risultano in calo nel lungo periodo. Insomma, il mondo non è più violento o più pericoloso, ma vediamo e quindi commentiamo sempre più post che parlano di violenza. Non va però tutto bene: sempre secondo i dati Istat (2024) e i report recenti della Polizia Postale, sono in forte crescita le truffe, soprattutto online, mentre non diminuiscono i suicidi.

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