Storie Web giovedì, Marzo 12

Al termine di uno dei vertici più lunghi e delicati degli ultimi tempi, l’Europa ha trovato una quadra nel segno dell’unanimità, e ha scelto di sostenere Kiev per il 2026 e 2027 con un prestito da 90 miliardi, attraverso debito comune. “Ha prevalso il buon senso”, ha esultato la premier Giorgia Meloni, che fino all’ultimo ha frenato sull’ipotesi dell’uso dei beni congelati di Mosca. Tutto questo mentre a Roma al Senato il governo trovava una difficile intesa sulla manovra, facendo saltare tutto il pacchetto pensioni. Ha avuto modo di parlare con il ministro Giorgetti e con l’Italia? «No, non ho avuto modo, come immaginerete, essendo uscita alle ore 4 del mattino, di parlare di niente riguardo ai temi italiani, Mi perdonerete se su questi temi non sono in grado di darvi delle risposte», ha detto la presidente del Consiglio al termine del vertice Ue a Bruxelles.

Meloni: «Soluzione con solide basi giuridiche, prevalso buonsenso»

«Sono soddisfatta dei risultati di questo Consiglio europeo nei quali ho portato le posizioni alle quali chiaramente ero obbligata dalla risoluzione parlamentare e dalla posizione che abbiamo portato ieri in Parlamento, particolarmente su due temi che per noi erano importanti. Il primo – ha ricordato la premier – era quello di garantire il necessario supporto all’Ucraina per i prossimi due anni, ma di farlo con una soluzione sostenibile sul piano giuridico e sul piano finanziario. E sono contenta che abbia prevalso il buon senso, che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie ma a farlo con una soluzione e una base solida sul piano giuridico e finanziario». «Il tema degli asset rimane nelle conclusioni – ha aggiunto -. La decisione più importante sulla questione degli asset l’abbiamo già presa qualche giorno fa quando abbiamo immobilizzato gli asset garantendo che non vengano restituiti. Nelle conclusioni viene detto che l’Unione europea,e seguendo quella che è la normativa, lo stato di diritto si riserva anche di considerare l’uso di questi asset soprattutto per ripagare il prestito che dovrà fare. Ma questo è un lavoro che deve ancora andare avanti», ha concluso Meloni.

Il punto di caduta nella trattativa

Il vertice era stato preparato in modo tale che, mentre i capi di Stato e di governo dei 27 discutevano dei temi considerati attualmente meno centrali, le trattative sull’uso degli asset tra la Commissione europea e il Belgio andassero avanti per cercare di trovare un punto di caduta sul grande nodo delle garanzie. Al momento della cena, tuttavia, è cominciato ad emergere un dato: il binario degli asset russi non avrebbe portato a niente. Il premier belga Bart De Wever non aveva dato segni di cedimento. Le perplessità di Paesi come Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca restavano intatte. Viktor Orban e Robert Fico, nel frattempo, non smettevano di lavorare ai fianchi per far saltare la soluzione che avrebbe scatenato l’ita di Mosca. A quel punto il pressing di Merz e von der Leyen ha smesso di dare segni di vitalità.

Sul tavolo dei 27 ha acquistato forza il piano B, un prestito da 90 miliardi finanziato sul mercato dei capitali con la garanzia del Qfp, ovvero del bilancio pluriennale comunitario. Un simile accordo necessitava tuttavia dell’unanimità. Ed è lì che ha avuto luogo il secondo colpo di scena: Praga, Bratislava e Budapest si sono detti disponibili a votare l’accordo, a patto di avere la possibilità dell’opt-out, ovvero di non partecipare al prestito per Kiev. A notte fonda, i 27 si sono riuniti ed è bastata meno di un’ora per trovare l’accordo. “Se sai fare il tuo lavoro, e parli con le persone, si può arrivare ad un accordo. Mi sono preparato, ho parlato con molte persone, anche se non si svelano i segreti del mestiere”, ha osservato, ammiccante, De Wever.

I beni russi congelati rimarranno bloccati fino a quando la Russia non avrà pagato i risarcimenti all’Ucraina. E, se non lo farà, l’Ue si dice pronta a ricorrere, nel rispetto del diritto internazionale, a quegli stessi asset per rimborsare il prestito. “Sono contenta che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie, ma a farlo con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e finanziario”, ha spiegato Meloni al termine del vertice. Il volto, visibilmente stanco. Ma in pochi alla vigilia avrebbero scommesso su una notte così a Bruxelles.

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