Venerdì 27 marzo l’agenzia Moody’s pubblicherà, a mercati chiusi, il nuovo rating sul debito pubblico dell’Italia, dopo la promozione del novembre scorso (Baa2, da Baa3, con outlook stabile). Promozione che aveva chiuso un anno da record per le valutazioni internazionali dei titoli di Stato italiani, cadenzato da una serie di sette miglioramenti nei giudizi.
La catena era stata avviata ad aprile da S&P Global Ratings (da «BBB» a «BBB+» con outlook stabile), ed era stata poi portata avanti un mese dopo proprio da Moody’s con il miglioramento (da stabile a positivo) dell’outlook a fianco del giudizio Baa3. A settembre a decidere l’upgrade è stata Fitch (da BBB a BBB+ con outlook stabile), in una serie poi completata dalla tripletta composta da Dbrs il 17 ottobre, che ha riportato la «A» (low) nel palmares italiano, da Kbra (BBB+, outlook stabile) la settimana successiva e da Scope il 30 ottobre (BBB+ con outlook positivo).
Il giudizio precedente: Fitch
L’ultima agenzia, in ordine cronologico, a esprimersi sull’Italia è stata Fitch. Venerdì 13 marzo ha confermato il rating “BBB+”, già assegnato il 19 settembre 2025, con outlook stabile. Il giudizio, veniva spiegato in una nota, è sostenuto da un’ampia economia, diversificata e ad alto valore aggiunto, nonché dai benefici in termini di stabilità istituzionale e finanziaria per «l’appartenenza all’Ue ed Eurozona». Il rating, veniva inoltre chiarito, è «supportato da elevati livelli di ricchezza e indicatori di governance comparativamente solidi». Punti di forza «controbilanciati» dal «debito pubblico molto elevato e da prospettive di crescita a medio termine limitate», fattori che vincolano flessibilità fiscale e capacità di ridurre il debito.
S&P
Ancora prima, venerdì 30 gennaio, S&P aveva confermato il rating dell’Italia “BBB+” e alzato l’outlook da stabile a positivo. «Il risanamento dei conti pubblici italiani – aveva spiegato l’agenzia di rating – procede secondo i piani. Prevediamo che il deficit scenda leggermente al 2,9% del pil nel 2026», per poi ridursi ulteriormente al 2,7% entro il 2029. E aveva aggiunto: «Le imposte straordinarie su banche e compagnie assicurative, la maggiore efficacia nella riscossione dell’Iva e le modifiche alla tassazione degli affitti a breve compenseranno in gran parte i tagli all’imposta sui redditi medi e la riduzione dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro».
