NEW DELHI – Posizioni lontane, condizioni vincolanti, minacce esplicite, un mediatore più avvezzo al ruolo di esportatore netto di instabilità e due Paesi fermamente decisi a presentare come un trionfo alle rispettive opinioni pubbliche l’esito di un eventuale accordo, non importa quante e quali saranno le concessioni da fare al proprio avversario.
Senza contare l’imprevedibilità del governo israeliano che mai come in queste settimane pare deciso a perseguire i propri obiettivi strategici anche quando confliggono con quelli, tra gli altri, dell’alleato americano.
È in questo quadro – complesso, volatile, ma con una posta altissima – che oggi 11 aprile a Islamabad Stati Uniti e Iran cercheranno di trasformare in qualcosa di duraturo il cessate il fuoco negoziato pochi giorni fa dal Pakistan.
A giudicare dalle schermaglie pre-vertice, nonostante sei settimane di bombardamenti e la decapitazione della propria leadership militare, politica e religiosa, l’Iran si presenta a Islamabad deciso a porre fine al conflitto alle proprie condizioni. «Due delle misure concordate reciprocamente tra le parti – ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano MB Ghalibaf – devono essere ancora attuate: un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani bloccati prima dell’inizio dei negoziati. Queste due condizioni devono essere soddisfatte prima che i negoziati inizino».
Le parole di Ghalibaf – che ha fama di essere il più intransigente dei due negoziatori a capo della delegazione iraniana, l’altro è il ministro degli Esteri Abbas Aragchi – sono state la risposta più diretta giunta da Teheran alle continue violazioni del cessate il fuoco che hanno caratterizzato la giornata di ieri, quando pur senza raggiungere i livelli di mercoledì e giovedì, le forze armate israeliane hanno continuato a colpire obiettivi in Libano. Nonostante gli attacchi, i mediatori pakistani ieri sembravano decisi a vedere il bicchiere mezzo pieno, sottolineando che si trattasse di una de-escalation rispetto alla spaventosa offensiva su Beirut che aveva salutato l’annuncio del cessate il fuoco. A dargli almeno parzialmente ragione ieri è giunta la conferma che la prossima settimana prenderanno il via i negoziati tra Libano e Israele, il risultato, secondo quanto riporta la Cnn, delle pressioni esercitate dalla Casa Bianca.