
In occasione dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 una mostra che fa riflettere sulla fragilità della montagna, immagini che consegnano, oltre alla bellezza, uno sguardo al contrario: la montagna che ci osserva. E oltre lo sport, oltre la vetta, oltre il gesto di conquista, ci restituisce l’immagine del nostro tempo.
Così nasce “White Entropy”, la nuova mostra di Jacopo Di Cera – a cura di Massimo Ciampa – e inedita tappa di un percorso di ricerca sociale e poetico riconoscibile, che il fotografo ha avviato da tempo portando le sue fotografie zenitali da Dubai a Roma, da Parigi a Milano.
Protagonista assoluta: la montagna, immortalata e raccontata in un dialogo tra arte, fotografia e sostenibilità.
Dall’Alpe di Siusi al Monte Bianco, dalla Val di Fassa alla Val Badia, passando per Roccaraso, Cortina d’Ampezzo e Madonna di Campiglio, “White Entropy” è un iniziativa inserita nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.
White Entropy”, mostra di Jacopo Di Cera Photo Square dell’Aeroporto di Milano Malpensa (foto: Luca Pompei)
26/01/2026
L’installazione che trasforma il gesto quotidiano del camminare in atto di coscienza ecologica
Il Monte Bianco, vetta simbolica d’Europa, diventa il cuore di un racconto che intreccia arte, fotografia e scienza, natura e destino. La mostra e l’installazione costruiscono un’unica narrazione visiva sull’impatto ambientale e sullo scioglimento dei ghiacciai, come segno tangibile di una trasformazione irreversibile.
Tutte le fotografie sono scattate con un punto di vista zenitale: lo sguardo dall’alto, quello della montagna stessa — entità, dio, testimone — che osserva la terra e l’uomo.
Il percorso inizia con i paesaggi inviolati: la montagna appare come un corpo puro, simbolo di eternità e di memoria. Poi, gradualmente, la figura umana fa la sua comparsa: minuscola, fragile, ancora rispettosa. È l’immagine di un equilibrio ancora possibile.
Ma questo fragile equilibrio dura poco: la terza parte ci porta verso la folla che trasforma la montagna in territorio violato. Il ghiaccio che si scioglie non è più solo fenomeno naturale, ma simbolo della dissoluzione della memoria stessa. Seguono le tracce e le ferite: la neve registra ogni passaggio, come pelle vulnerabile che porta addosso i segni del nostro abitare. La notte diventa metafora della condizione attuale: l’entropia cresce, il tempo scivola verso la perdita.
Su una grande parete, l’immagine del ghiacciaio del Brenva si estende fino al pavimento, invitando il visitatore a camminarci sopra. Ogni passo contribuisce alla sua erosione: l’opera si consuma nel tempo, come il ghiacciaio stesso.
Il Monte Bianco diventa così simbolo totale: corpo della Terra, testimone del cambiamento, specchio dell’universo.
Opera site specific. Una grande superficie di delicata carta fotografica si stende a terra e sulla sua pelle è stampata una visione dall’alto del ghiacciaio del massiccio del Monte Bianco (Luca Pompei)
26/01/2026
La mostra: dai paesaggi inviolati per arrivare all’impatto dell’’impronta umana
“White Entropy” conduce attraverso 23 opere di grande formato in un viaggio che dal candore assoluto dei paesaggi dell’arco alpino arriva alla presenza sempre più evidente dell’uomo. Il percorso passa dalla purezza iniziale all’apparire di figure minime, fino alla folla che trasforma la montagna in superficie vulnerabile. Tracce, solchi e ferite rivelano un territorio consumato, dove la memoria del ghiaccio si assottiglia.