Storie Web domenica, Aprile 12

Nuova vita a sottoprodotti ortofrutticoli e legumi “fuori calibro”, materie prime considerate di scarto, trasformandoli in soluzioni sostenibili per il settore alimentare e non. È l’obiettivo del progetto “United” condotto dall’Università di Udine assieme al Consiglio nazionale delle ricerche e all’Università della Tuscia. Una ricerca biennale sostenuta dal Ministero dell’università e della ricerca con circa 270mila euro.

I primi risultati

Il progetto ha già portato allo sviluppo di nuove farine di legumi dal gusto neutro, adatte anche alla preparazione di prodotti dolciari senza alterarne le caratteristiche sensoriali. I residui vegetali sono stati poi valorizzati con processi di bioconversione per produrre cellulosa batterica. Si tratta di un materiale innovativo per possibili applicazioni nel settore cosmetico, come le creme solari, e nel packaging alimentare. Per quest’ultimo ambito, sono stati realizzati dei “tamponi assorbenti”, i “pad”, che prolungano la vita dei prodotti freschi e, alla fine, possono essere conferiti nella frazione organica. A differenza di quelli in commercio destinati allo smaltimento indifferenziato.

Progetto United

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In generale, il progetto mira a valorizzare i residui derivanti dalla lavorazione della frutta e dei legumi con l’obiettivo di sviluppare nuovi ingredienti alimentari e materiali innovativi. Parallelamente, lavora alla messa a punto di processi produttivi applicabili industrialmente, tenendo conto anche delle opinioni dei consumatori. Lo studio rientra nell’ambito dell’economia circolare e intende contribuire a ridurre gli sprechi, a promuovere un uso più efficiente delle risorse agroalimentari e a generare nuove opportunità di valorizzazione economica. Inoltre, dedica particolare attenzione alla valutazione della sostenibilità ambientale ed economica delle soluzioni proposte.

Il progetto è coordinato da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo friulano coordinato da Lara Manzocco.

Il progetto Water pearl

La ricerca nazionale “Water pearl”, coordinata dall’Università di Udine e finanziata con 458mila euro per quattro anni dal progetto “Ager – Agroalimentare e ricerca”, di cui fa parte anche la Fondazione Friuli, ha invece come obiettivo selezionare nuove colture di fava e pisello giallo resistenti allo stress idrico, ricche di proteine e con un’alta resa nella trasformazione in farina. “Water pearl” è fra i tre progetti nazionali selezionati da Ager con il bando sulle innovazioni per rafforzare le filiere agricole delle leguminose per un’alimentazione sempre più sostenibile.

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