A Venezia la sperimentazione va avanti: anche nel 2026 è previsto un contributo d’accesso per 60 giornate non consecutive (erano state 54 lo scorso anno), nella fascia oraria 8,30-16 tra aprile e luglio. Uno strumento pensato per gestire i flussi turistici e a garantire l’equilibrio tra residenti e visitatori, eterno punto dolente per le mete più amate dai viaggiatori. Una graduatoria nella quale la città lagunare ha pochi rivali: 12,92 milioni di presenze nel 2025 con una netta prevalenza di stranieri (86,6%), numeri in leggero calo (-2,4%) rispetto al 2024.
Nella casse comunali 5,5 milioni di euro
Il ticket di ingresso, strada che Venezia ha intrapreso per prima e almeno per ora in solitudine, porta introiti alle casse comunali: il sistema tariffario flessibile (5 euro per chi prenota entro il quart’ultimo giorno dal proprio arrivo, 10 euro per chi prenota dal terzo giorno antecedente) ha garantito 762.476 pagamenti con un gettito complessivo di quasi 5,5 milioni di euro nel 2025. Ma il sistema (dal quale sono escluse alcune isole minori) si è rivelato allo stesso tempo uno strumento efficace per combattere l’abusivismo. In tre anni c’è stato un calo delle strutture turistiche irregolari scoperte in laguna: si è passati dalle 202 individuate nel 2023 dal Nucleo tributaria della Polizia locale alle 63 del 2024, fino alle sole 6 del 2025. Un andamento analogo si registra anche in terraferma, dove le irregolarità sono diminuite dalle 71 del 2023 alle 13 del 2025.
«Ciò anche grazie all’entrata in vigore del contributo di accesso, che ha costretto molte strutture a uscire dal sommerso per poter esentare i loro ospiti – commenta l’assessore al Lavoro, Turismo e alla Coesione sociale, Simone Venturini -. A questo si aggiunge anche la stretta sinergia tra Comune e Guardia di Finanza, con cui condividiamo quotidianamente database e informazioni. Molti dei nostri controlli, infatti, sono svolti insieme al Nucleo operativo metropolitano di Venezia delle Fiamme Gialle».
Controlli sul Cin
Il 2025 è stato anche il primo anno di entrata in vigore della nuova legge nazionale sugli affitti brevi che ha introdotto l’obbligatorietà del Cin, il Codice identificativo nazionale di cui deve dotarsi ogni struttura ricettiva e che va esposto all’esterno dello stabile e indicato in ogni annuncio pubblicato e comunicato. Controllo, verifica e applicazione delle sanzioni amministrative spettano al Comune con multe che posso arrivare fino a 5mila euro. Secondo le elaborazioni di Aigab, gli alloggi destinati ad affitti brevi che hanno richiesto e ottenuto il Cin sono 8.904, ma solo il 57% sono quelli effettivamente utilizzati per gli affitti brevi e il 31% stabilmente online.
Nel centro storico veneziano, tra le infrazioni più frequenti, figura proprio la mancata esposizione del Cin, con 59 casi accertati. Ma ci sono stati anche due sanzioni per la non corrispondenza dei posti letto dichiarati, tre per l’omessa comunicazione di variazioni Scia, 16 multe per l’applicazione di tariffe superiori rispetto a quelle pubblicate e otto per la mancata esposizione del simbolo distintivo della classe assegnata. Gli archivi informatici della Regione Veneto, del Comune veneziano e della Bdsr (Banca dati nazionale delle strutture ricettive e degli immobili destinati a locazione breve o per finalità turistiche), insieme al monitoraggio dei portali di prenotazione, hanno portato a 532 violazioni legate all’imposta di soggiorno.
