Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

L’ultimo colpo contro i rivali repubblicani di Donald Trump l’ha sferrato un ex candidato oggi quasi dimenticato: il senatore Tim Scott. Nella serata di venerdì è comparso ad un comizio a Concord in New Hampshire a fianco dell’ex Presidente, appoggiandolo ufficialmente nella sua nuova corsa alla nomination del partito. Ma il “voto” del dimenticato Scott, che aveva sospeso la propria campagna presidenziale fin dallo scorso novembre, è in realtà oggi assai più d’un gesto simbolico. E’ diventato una nuova prova di forza.

Scott è l’unico esponente afroamericano del partito conservatore nella Camera Alta, segno della presa che Trump spera di avere anche su minoranze tradizionalmente ostili ai repubblicani. E del generale ottimismo che sprizza la sua campagna. C’è di più: è uno schiaffo, esplicito, alla più quotata avversaria interna rimasta in gara, Nikki Haley. Perché l’ex ambasciatrice all’Onu è anche ex governatrice della South Carolina e Scott è senatore eletto proprio dalla Carolina del Sud. Anzi era stato inizialmente scelto dalla stessa Haley per occupare temporaneamente un seggio vacante che avrebbe poi vinto alle urne. Un fatto che trasforma la sua scelta pro-Trump in una sorta di tradimento e attacco diretto alla credibilità di Haley quale candidata, anche se non a sorpresa date le posizioni socialmente ultra-conservatrici di Scott. Tanto che Scott è subito entrato in gioco per una chiamata a vice-presidente in un eventuale ticket guidato da Trump.

L’appoggio del senatore, oltretutto, non è l’unico sviluppo che può rendere oggi la nomination di Trump sempre più inevitabile: l’altro principale rivale interno, il governatore della Florida Ron DeSantis, reduce dalla cocente sconfitta nei caucus dell’Iowa dove sperava di fare molto meglio del 21% contro 51% di Trump, ha cominciato a usare un linguaggio da candidato in cerca di un’abbandono onorevole. Si è congratulato con Trump per la sua vittoria in Iowa e ha citato conversazioni con elettori trumpiani che, dice, gli avrebbero assicurato che potrebbero votare per lui… se si ricandiderà nel 2028. Ha inoltre ammesso errori strategici nella sua campagna, con un mea culpa particolare per aver snobbato i media tradizionali.

Haley da parte sua spera in un buon risultato nelle primarie del New Hampshire in arrivo martedì prossimo, ma questa potrebbe essere la sua ultima spiaggia. I sondaggi continuano a dare Trump qui in vantaggio con il 52% contro il 35 per cento. E non a caso Scott ha annunciato la sua scelta durante proprio in New Hampshire: la speranza della campagna di Trump è di ricevere una spinta decisiva e liquidare Haley. Le primarie in South Carolina saranno poi non troppo distanti, il 24 febbraio, e Trump appare in netto vantaggio anche nello stato di Haley, un vantaggio che potrebbe essere aiutato dall’arrivo di Scott.

Haley ha provato a rispondere alla marcia di Trump nel partito: “Interessante che Trump stia raccogliendo tutti gli insider di Washington dopo aver promesso di sanare quella palude”, ha detto riferendosi con malcelata stizza alla decisione di Scott.Negli ultimi giorni è di sicuro proseguito uno stillicidio di annunci di esponenti del partito che fanno ormai quadrato attorno all’ex Presidente, considerandolo il candidato più formidabile per mobilitare la base repubblicana e sfidare il democratico Joe Biden a novembre. Sono quasi 200 i notabili che lo hanno appoggiato ufficialmente, compresi nove governatori, 24 senatori e 185 deputati. Solo 22 si sono al contrario schierati per Haley e DeSantis. Un abisso che si sta ampliando giorno dopo giorno, in assenza di stop a Trump: la collezione di appoggi si è intensificata nelle prime settimane di gennaio. Tra i più significativi, prima di Scott, sono giunti quelli dei senatori ed ex rivali alle primarie del 2016 Ted Cruz (del Texas) e Marco Rubio (della Florida).

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