Donald Trump accelera sui dazi contro l’auto: saranno al 25%, ma potrebbe cercare di smorzare la loro portata. Stando al senatore repubblicano Bernie Moreno dell’Ohio, vicino a Donald Trump e a JD Vance, il presidente sta considerando dazi sui veicoli finiti in entrata negli Usa e non sui componenti. Mentre secondo il Fiancial Times – che cita fonti della Commissarione europea – le tariffe reciproche contro l’Unione europea potrebbero essere del 20%.
La mossa sull’auto, in un clima molto teso, se confermata, sarebbe studiata per risparmiare in particolare le catene di fornitura integrate del Nordamerica e incoraggiare attività di assemblaggio finale negli Stati Uniti. Il tentativo, più in generale, appare quello di tenere fede alla strategia delle offensive commerciali cercando allo stesso tempo di contenere le ripercussioni: un approccio che Moreno ha descritto come più misurato, anche se mancano ancora tempi e modi. Forse in omaggio alle previsioni degli analisti che hanno denunciato rischi di recessione e inflazione causata da spirali di dazi e rappresaglie.
Il presidente ha annunciato la nuova puntata delle sue guerre dell’interscambio in costante evoluzione dallo Studio Ovale in serata. Il clima di alta tensione sui dazi ha però tenuto in allarme la Borsa, prima ancora dell’annuncio formale sull’auto: sull’onda delle indiscrezioni, l’indice S&P 500 ha ceduto ieri l’1,1 per cento. Il Nasdaq è scivolato del 2%. Gm ha perso il 3% e Tesla il 6%. Le piazze europee sono state a loro volte sotto pressione, con lo Stoxx Europe 600 in calo dello 0,7%: hanno chiuso prima delle anticipazioni sui nuovi dazi tra titoli auto, da Stellantis a Volkswagen, comunque deboli.
Già all’inizio della settimana Trump aveva suggerito che i dettagli sulle misure contro le vetture straniere sarebbero stati forse comunicati prima del 2 aprile, battezzato liberation day, giorno indicato sul calendario per le cosiddette tariffe reciproche e per rivalersi contro i partner considerati sleali. Ulteriori misure settoriali, dai semiconduttori al farmaceutico, sarebbero arrivate successivamente.
Trump aveva però anche lasciato filtrare relativa flessibilità, considerando per l’auto dazi circoscritti ai veicoli finiti che escludevano la componentistica. E tariffe reciproche inferiori al temuto e più mirate (al 15% di Paesi con i maggiori surplus con gli Usa).