I numeri su donazioni di organi e trapianti realizzati in Italia hanno centrato nel 2025 un nuovo record, grazie anche a un tasso nazionale di donazione che si è assestato su quota 30,2 donatori per milione di persone (pmp), livello che permette al nostro Paese di essere tra i primi in Europa. Sono questi alcuni dei principali numeri di sintesi che emergono dal report preliminare del Centro nazionale trapianti, presentato a Roma dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dal direttore del Cnt Giuseppe Feltrin, in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica.
L’altra faccia della medaglia, in negativo, è invece la crescente reticenza a esprimere il proprio “sì” a donare al momento del rilascio della carta d’identità elettronica in Comune. Con un tasso di opposizioni che nel 2025 ha raggiunto il 40,1% in crescita di quasi 4 punti percentuali sul 36,3% del 2024 – a fronte del 59,9% dei consensi. Uno zoccolo duro di “no” che è la spia di una diffidenza ancora viva rispetto al gesto della donazione e che purtroppo potrebbe risentire, a fronte di un’eccellenza generale del sistema testimoniata dai dati, degli ultimi tragici episodi di cronaca come il decesso del piccolo Domenico al Monaldi di Napoli.
Schillaci: in ricordo del piccolo Domenico
Ed è lui che ha voluto ricordare il ministro della Salute Orazio Schillaci: «Abbiamo aperto questa edizione ancora segnati dal dolore per la scomparsa del piccolo Domenico Caliendo, un evento tragico che ha profondamente commosso tutta la comunità nazionale – ha detto -. Quanto accaduto è un fatto di indiscutibile e singolare gravità che va chiarito fino in fondo per rendere il sistema dei trapianti ancora più solido. Ritengo che sia importante ritrovare, anche attraverso questa presentazione, lo spirito di gratuità e solidarietà che anima il sistema dei trapianti e tornare a veicolare il messaggio che ogni volta che c’è una donazione si apre una vera e propria speranza di vita. Oggi più che mai – ha osservato – dobbiamo avere fiducia nei nostri operatori sanitari e nella rete dei trapianti per continuare a mantenere i numeri da record che si sono registrati in questi anni». Poi, l’appello a standard uguali per tutti e in tutto il Paese. «Standard che devono diventare patrimonio di tutte le strutture sanitarie nelle quali si effettuano trapianti, dal Nord al Sud. E non possiamo più ammettere differenze», ha avvisato.
Lo sguardo agli xenotrapianti
In un contesto mondiale di generale carenza, intanto, arriva la presentazione in Vaticano di una nuova versione del documento della Pontificia Accademia per la vita, presieduta da monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontifica Accademia per la vita, “La prospettiva degli xenotrapianti – Aspetti scientifici e considerazioni etiche”. Lo xenotrapianto, cioè il trasferimento di cellule, tessuti o organi da una specie animale a un’altra, in particolare dal maiale all’uomo, per ovviare alla carenza cronica di organi umani, «è una possibile alternativa per quanto riguarda la necessità dei trapianti. Gli Usa hanno autorizzato tre studi di xenotrapianti per l’uomo», ha affermato Emanuele Cozzi, docente del Dipartimento di Scienze cardiovascolari e sanità pubblica, responsabile dell’Immunologia dei trapianti dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. Anche se «per i prossimi 5 anni – ha sottolineato – l’unico organo che potrà salvarci è solo l’organo umano».
Ancora 8mila in lista
Ancora una volta le donazioni di organi hanno toccato un nuovo primato: nel 2025 sono state 2.164 (+3,2% in confronto al 2024), a partire da 3.293 segnalazioni di di potenziali donatori arrivate dalle rianimazioni (+3,2%). Grazie ai prelievi di organi sono stati realizzati 4.697 trapianti, 55 in più rispetto all’anno precedente (+1,2%). Sia per le donazioni che per i trapianti si tratta dei numeri più alti di sempre in Italia, tengono a sottolineare dal Centro nazionale trapianti.
Ma c’è ancora un grande lavoro da fare, come ha ricordato sempre il ministro sottolineando che «oggi in Italia abbiamo circa 8mila persone in attesa di trapianto e a questi pazienti dobbiamo dare risposte concrete».
