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Il centrocampista tedesco compare in un video di promozione turistica del Paese condiviso dal Real Madrid. A distanza di qualche giorno dalla Supercoppa di Spagna, il calciatore è di nuovo al centro di polemiche.

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Toni Kroos è stato l’unico calciatore del Real Madrid che, dopo aver stracciato in finale il Barcellona e vinto la Supercoppa spagnola a Riyad, non ha voluto indossare la magli celebrativa che recava il numero 13 e una scritta in arabo. Per quell’atto di coerenza con le proprie opinioni e di ribellione personale venne subissato di fischi dai tifosi sauditi (capitò anche in occasione della semifinale con l’Atletico Madrid) e applaudito da una porzione consistente di follower (e non solo) che lo elogiò per aver mostrato schiena dritta e non essersi piegato al ‘dio denaro’.

“Posso dire con estrema sincerità che quella situazione che non ha disturbato né influenzato il mio modo di giocare – ha ammesso durante l’intervento in un podcast -. Al contrario… l’ho trovata molto divertente”.

Bene, bravo… bis. Tornarono in auge le riflessioni fatte sulla scelta “imbarazzante” di accettare una cascata di milioni in ingaggi ricchissimi per andare a giocare in un campionato minore rispetto alla platea europea (lo disse in riferimento al passaggio di Gari Veiga all’Al-Ahli) e altre ancora sulla questione dei diritti umani che in quel Paese “fanno una bella differenza quando pensi che puoi trasferirti lì”.

La coerenza di Toni Kroos dopo i fischi in Arabia: tutto il Real indossa la stessa maglia tranne lui

Tutte frasi che hanno alimentato polemiche e contestazioni nei suoi confronti ma non lo scalfirono affatto. Anzi, il centrocampista tedesco dei blancos prese con ironia l’atteggiamento ostile riservatogli e replicò con un sorriso beffardo a quelle attenzioni.

Le critiche a Kroos nei commenti in calce al video promozionale.

Le critiche a Kroos nei commenti in calce al video promozionale.

A distanza di qualche giorno dalla Supercoppa di Spagna, Kroos è di nuovo al centro delle obiezioni. Questa volta per un video promozionale nel quale invita a visitare Dubai pubblicizzandone “il panorama, il paesaggio, le attrazioni turistiche per godere di “un avventura real” e del meritato riposo. Il suo profilo è stato invaso da commenti di chi, questa volta, non gli perdona l’essersi prestato a veicolare l’immagine di un Paese (gli Emirati Arabi) che, quanto a diritti umani, versa in una situazione simile a quella dell’Arabia Saudita o del Qatar (lo stesso calciatore espresse forti perplessità per l’assegnazione dei Mondiali).

Secondo Amnesty International, gli Emirati Arabi “hanno messo in atto nuove leggi che limitano in modo significativo la libertà di espressione e di riunione”. Le Nazioni Unite hanno espresso “preoccupazione per i rapporti su torture e maltrattamenti contro i difensori dei diritti umani”. Le relazioni omosessuali sono considerate un reato perseguibile per legge. Ce n’è abbastanza per gettare benzina sul fuoco su commenti che lo attaccano definendolo un ipocrita che ora, per soldi, chiude un occhio sulle stesse questioni molto importanti per le quali s’era espresso in maniera molto decisa. E a nulla vale, secondo molti, la giustificazione che Kroos debba fare certe cose perché sotto contratto con il Real Madrid, a sua volta vincolato per ragioni di sponsor.

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