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“Il governo Meloni intende rimuovere questo tetto? 20 o 30 milioni per il 2023 rischiano di non essere erogati agli enti del Terzo settore”, ha detto la deputata di Iv Maria Chiara Gadda in un’interrogazione parlamentare. Il ministro Ciriani in Aula non risponde nel merito ma si limita a dire che “valuterà, come ha fatto in passato, le necessarie iniziative legislative”.

Italia viva ha presentato una interrogazione parlamentare sullo sforamento del tetto del 5 per mille da destinare agli enti del Terzo settore, chiedendo al governo di eliminare o almeno di innalzare il tetto per le prossime edizioni. Negli ultimi sette anni sono già 52,3 i milioni che lo Stato ha trattenuto, a cui vanno aggiunti almeno una ventina di milioni destinati dagli italiani nell’edizione 2023. “Il governo Meloni intende rimuovere questo tetto? 20 o 30 milioni per il 2023 rischiano di non essere erogati agli enti del Terzo settore”, ha detto la deputata di Iv Maria Chiara Gadda. “Questo tetto ormai non ha più senso di esistere”, ha aggiunto.

Ad oggi infatti la legge stabilisce un tetto massimo di risorse che, a prescindere dalle scelte dei contribuenti, può essere destinato al 5 per mille, e cioè 525 milioni di euro. Superata questa quota, le risorse eccedenti teoricamente destinate dai cittadini con le loro firme vengono spalmate tra le realtà prescelte, in maniera proporzionale alle firme ottenute. Il 5 per mille, in tal modo, non è più un vero 5 per mille dell’Irpef ma qualcosa meno. Con il 5 per mille 2022 per esempio gli italiani hanno destinato più di 529,3 milioni di euro ad enti impegnati in attività di interesse comune, 4,3 milioni sopra la soglia, ricorda Vita.it, giornale dedicato al Terzo settore.

All’interrogazione ha risposto il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (Fdi): “Nel bilancio dello Stato è previsto uno specifico fondo relativo a quota parte dell’importo del 5 per mille del gettito Irpef da utilizzare per il sostegno del volontariato, per il finanziamento della ricerca scientifica, della ricerca sanitaria e dell’università, nonché per attività svolte dai Comuni di residenza dei contribuenti. A tale fondo corrisponde uno specifico limite di spesa, che è stato oggetto di periodici aggiustamenti del suo valore complessivo: è passato da un finanziamento di 250 milioni di euro del 2008 agli attuali 525 milioni che decorrono dall’anno 2022”.

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“Lo scorso 27 giugno l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che la ripartizione delle scelte per la devoluzione al 5 per mille dell’Irpef relative all’anno finanziario 2023 e determinate in base alle preferenze espresse dai cittadini nelle relazioni presentate lo scorso anno, è risultata superiore al tetto di spesa di 525 milioni per un valore di circa 27 milioni di euro. Alla luce di questi recentissimi dati il Governo valuterà, come ha fatto in passato, le necessarie iniziative legislative per incrementare le suddette autorizzazioni di spesa al fine di tener conto dell’evoluzione del dato relativo alle scelte dei contribuenti”, ha detto Ciriani rispondendo al question time nell’Aula della Camera.

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