Ogni giorno sottoscriviamo contratti senza nemmeno accorgercene: basta aprire un nuovo account social, effettuare un acquisto su un e-commerce, spuntare la casella di una privacy policy o iscriversi a una piattaforma di streaming. Un gesto rapido, quasi automatico e spesso sottovalutato, che nasconde una serie di condizioni anche complicate da interpretare e che raramente vengono lette fino in fondo.
A far luce su questo argomento è uno studio recente condotto da Truffe.net e intitolato “Le clausole nascoste dei contratti” che ha previsto l’utilizzo di ChatGPT per analizzare i termini di servizio, cookie e privacy policy dei social network e piattaforme più note al fine di individuare le voci più insidiose ma, ciò nonostante, costantemente ignorate dagli utenti.
Da WhatsApp a Dropbox, l’analisi ha preso in considerazione ben venti servizi differenti facendo emergere che il Service Agreement di Microsoft richiederebbe una lettura di ben 93 minuti, seguito da Snapchat (71 minuti) e Apple (46 minuti) sebbene le clausole più ambigue e difficili da comprendere siano quelle di WhatsApp e Facebook sebbene richiedano poco meno di mezz’ora per essere lette. Per esempio, in merito al servizio di messaggistica di Meta, lo studio evidenzia che le condizioni più complesse riguardano l’uso dei dati e la condivisione con terzi: i dati personali potrebbero essere condivisi con aziende esterne e, in caso di problemi con il servizio, non sarebbe possibile reclamare oltre al fatto che i termini potrebbero cambiare senza preavviso. Le condizioni contrattuali di Facebook, invece, risulterebbero essere meno chiare in merito ai diritti sui contenuti e proprietà intellettuale, la sospensione o la rimozione degli account traducibile in eventuali chiusure del profilo senza preavviso o archiviazione dei dati personali anche dopo la disattivazione di un account. A seguire poi c’è Snapchat e i termini ambigui in merito all’intelligenza artificiale: secondo quanto emerso dall’analisi, infatti, una lettura superficiale potrebbe dare i dati personali in pasto all’AI a insaputa dell’utente.
Ovviamente anche le piattaforme di streaming ed e-commerce sono da attenzionare. La lettura della Privacy Policy di Spotify, per esempio, richiederebbe circa 32 minuti con un 67% di clausole poco chiare, seguito da Netflix con una percentuale più bassa di soli due punti: l’accettazione senza la lettura di questi termini potrebbe comportare la condivisione dei dati personali con terzi oltre alla profilazione per la pubblicità mirata. E poi ci sono le condizioni di Apple Media Services e Disney+ con rispettivamente il 69% e il 60% di clausole sospette, richiedendo oltre 46 e 18 minuti di lettura: in tal caso però le parti più importanti riguarderebbero la variazione dei prezzi, la sospensione degli account e aspetti che influenzano l’esperienza degli utenti.
Per concludere è Eli Carosi, redattrice e fact checker di Truffa.net nonché esperta di truffe e sicurezza online, a spiegare: “Accettare un contratto digitale senza leggerlo equivale a firmare un foglio in bianco. Anche dedicare pochi minuti alle clausole chiave può fare la differenza, soprattutto su dati personali, contenuti e diritti legali”. Pertanto è sempre l’esperta a consigliare di ricercare nei termini di servizio parole come dati, licenza, sospensione o modifiche, a consultare le privacy e cookie policy e, prima di accettare un contratto, a ricorrere a strumenti di sintesi o intelligenza artificiale per analizzare i contenuti affinché possano emergere le clausole più incerte.
