Storie Web giovedì, Febbraio 29
Notiziario

Il governo di Addis Abeba ha sempre difesa l’accordo con il Somaliland come un’intesa di natura commerciale, senza ricadute o ingerenze sulle sovranità dei Paesi confinanti. Ma il «Mou» di inizio 2024 ha scatenato da subito le ire di Mogadiscio e spinto il presidente Mahmoud a intervenire per vie legali, promulgando un decreto che annulla tout-court qualsiasi valore politico ed economico del documento siglato pochi giorni prima dal premier etiope Abiy. La stessa visita al Cairo di Mohamud rientra nella sua ricerca di sponde e alleanze per alzare il pressing su Addis Abeba e insistere su un dietrofront definitivo, attenuando il clima di tensioni aperto da Abiy con le prime sortite sul Mar Rosso nell’ottobre del 2023.

I conti in sospeso fra Egitto ed Etiopia

Sulla carta il Cairo ha mantenuto un approccio di dialogo, facendo notare che la «cooperazione» è la via di uscita migliore dallo stallo diplomatico. Nei fatti, i toni rimangono accesi e bersagliano le mire espansionistiche attribuite ad Addis Abeba: «Il mio messaggio all’Etiopia – ha dichiarato al-Sisi – è che provare ad aggiudicarsi un pezzo di territorio è qualcosa su cui nessuno sarà d’accordo».

La replica è arrivata, in maniera diretta, dal consigliere alla sicurezza dell’Etiopia Redwan Hussien: «Questa non è un’annessione o una pretesa di sovranità sul territorio di alcuno Stato», ha scritto Hussien su X, il vecchio Twitter, sottolineando che l’accordo con il Somaliland si limita a «dare all’Etiopia un accesso sul mare in termini commerciali». Hussien ha poi rivendicato il rapporto di «amicizia» fra il suo Paese e Mogadiscio, accusando l’Egitto di strumentalizzare la crisi per calcoli di politica interna:  «Altri attori che non hanno fornito aiuto alla Somalia nei momenti del bisogno – ha scritto – ora stanno tentando di presentarsi come veri amici».

Lo scambio di accuse incrina ancora di più l’armonia nel Corno d’Africa e, soprattutto, i rapporti fra due giganti già finiti ai ferri corti da tempo. Il principale oggetto di contesa fra Egitto ed Etiopia è il maxi-progetto della Grand Ethiopian Renaissance Dam: la «Diga della Rinascita» voluta dallo stesso Abiy per potenziare la produzione idroelettrica dell’Etiopia, costruita sul Nilo Blu e contestata da Sudan ed Egitto per il drenaggio di risorse idriche a proprio sfavore. L’ultimo round di negoziati si è concluso con un nuovo fallimento, in un rimpallo di insinuazioni che si trascina da anni e sta surriscaldando ancora di più i legami fra i due.

A quanto evidenzia l’agenzia Associated Press, i negoziatori faticano a trovare una convergenza sul quantitativo di acqua che l’Etiopia dovrebbe liberare in caso di siccità prolungata nella regione, mentre il governo etiope si rifiuta di ricorrere all’arbitrato vincolante come via di risoluzione dell’impasse. Ora le acredini sulla Diga del «fiume sacro» si intrecciano a quelle sulle crisi nel Mar Rosso, con l’Etiopia che imputa all’Egitto una strumentalizzazione dell’intero caso per calcoli a proprio favore. O contro Addis Abeba: è chiaro, scrive ancora Hussien su X, che «quello che li motiva (l’Egitto, ndr) non è l’amicizia verso la Somalia, ma l’animosità verso l’Etiopia».

Condividere.
© 2024 Mahalsa Italia. Tutti i diritti riservati.