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Taribo West, ex difensore nigeriano che in Serie A ha vestito le maglie di Inter e Milan, oggi ha stravolto letteralmente la sua vita, lontano dal calcio e dallo sport. Ha fondato anche una chiesa e ne è diventato predicatore: “Dio mi è apparso più volte e ha voluto che diventassi il suo pastore e una donna mi predisse che avrei aperto una Chiesa”

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Non si può non ricordare Taribo West, straordinario iconico difensore di origini nigeriane che ha legato parte della sua carriera anche in Italia, soprattutto con la maglia e i colori dell’Inter. Era l’Inter degli anni 90, dove rimase per tre stagioni entrando di diritto nel cuore dei tifosi della Beneamata. Che mai l’hanno dimenticato e amato malgrado una parentesi, incolore, nel Milan, durata l’arco di 4 partite tra il 99 e il 2000. Taribo West proprio negli anni milanesi ha coltivato anche la sua grande passione, o meglio, missione che oggi si è trasformata nella sua principale attività che gli occupa la vita: è un pastore d’anime.

Le treccine colorate, sapientemente gestite in base al club di appartenenza, ruvido e duro in campo contro gli attaccanti avversari, estroverso fuori nella vita di tutti i giorni con un comportamento che sempre lo ha portato a tessere un rapporto schietto e genuino con i compagni e i tifosi. Non senza entrare nell’immaginario collettivo di un giocatore “d’altri tempi” che, restando fermi al biennio nerazzurro, si è intriso di storie e aneddoti a dir poco particolari.

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Come quando sparì per un mese dai radar interisti senza motivo per poi scoprire che si era sposato e che in Nigeria vigeva il rito di prendersi 4 settimane di vacanza. O quando si è sparso il dubbio sulla reale età anagrafica alzato dallo stesso Fenomeno brasiliano, ironizzando su una precedente sfida tra il Brasile Under 16 e la Nigeria Under 20 in cui capeggiava già West. O quando invitò i suoi compagni a casa per il proprio compleanno, lasciandoli a pancia vuota e restando a pregare per tre ore.

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Ecco, la preghiera e la fede per Taribo West sono state il filo conduttore tra la sua vecchia vita e l’attuale perché la spiritualità è sempre stata al centro della sua quotidianità. Non a caso, sempre legato all’Inter di Lippi, c’è un altro aneddoto famosissimo che coinvolge direttamente l’ex ct della Nazionale mondiale del 2006: quando West gli disse che doveva giocare da titolare perché glielo aveva detto Dio. Lo stesso Dio di cui da anni, da quando ha appeso le scarpette al chiodo dal 2007, continua a professarne la fede diventato pastore religioso, pentacostale. Così da fondare anche una chiesa chiamata “Riparo nei Ministeri dei Miracoli della Tempesta di Tutte le nazioni”, nel 2014.

Una “chiamata” che Taribo West ha sempre sentito dentro di sé, anche nel corso della sua carriera calcistica e alla quale ha dato ascolto marginalmente finché non ha smesso di giocare: Ho usato la mia chiesa anche mentre ero a Milano per aiutare le donne senza casa e ragazze nigeriane portate in Italia per prostituirsi. Abbiamo dato loro un posto dove stare e da lì abbiamo trovato loro lavoro e li abbiamo anche aiutati a ottenere i documenti“, ha raccontato anni dopo lo stesso ex difensore. “Perché dovrei passare dall’essere un calciatore a diventare un pastore? Ho visto Dio ed è lì che è iniziata la mia transizione”.

Una vocazione che lo stesso West ha raccontato nel dettaglio: “Stavamo festeggiando e una donna venne me e mi chiese il nome e dove abitassi. Io sprezzante, le risposi ‘sono il signor senza nome e non abito da nessuna parte’. Se ne andò irritata”. Poi, però, ecco la “chiamata” che cambia la vita di Taribo: “A quel punto udii una voce che mi disse ‘scusati con quella donna, cercala e chiedile perdono’. Così West si è messo alla sua ricerca e una volta trovata gli è stata svelata la propria missione: “Quella non poteva che essere la voce di Dio. Quando ho ritrovato la donna mi ha detto molte profezie, tutte avverate, tra le quali quella che avrei aperto una chiesa”.

Una vocazione che lo ha spinto oggi, alla soglia dei 50 anni a costituire anche la “Taribo West Charity Foundation” una fondazione onlus per aiutare i bambini svantaggiati. Ennesimo tributo alla propria spiritualità cui diede ascolto nel lontano 1998 per la prima volta, a margine dei Campionati del Mondo in Francia: “È stato subito dopo aver giocato i Mondiali in Francia che lo spirito di Dio è venuto da me” ha spesso ricordato.

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Una spiritualità che si mischiava anche con la ritualità perché come tanti altri giocatori, anche West non era refrattario a scaramanzie e riti propiziatori: “Come molti calciatori, ero molto superstizioso e prima di ogni partita accendevo una candela e tenevo in mano una pietra magica che uno dei miei amici mi aveva portato da Israele”, ha raccontato in alcune recenti interviste, rivivendo gli albori della sua devozione a Dio, oggi sfociata in una vera e propria occupazione a tempo pieno, dove non c’è più spazio per il calcio né per le magie da quattro soldi: “Dio mi è apparso più volteha ribadito – e ha voluto solamente che io diventassi il suo pastore”.

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