Storie Web domenica, Maggio 24

Le croniche difficoltà di fare incontrare la domanda e l’offerta sul mercato del lavoro, incrociate con la questione demografica che ha ridotto fortemente i bacini dei giovani candidati, ancor più di quelli che hanno le competenze richieste, fa sì che ormai quasi nove direttori delle risorse umane su dieci (88%) abbiano in cima alle loro priorità quella di trattenere i migliori talenti in azienda. Tra le leve principali che utilizzano una è il benessere, anche perché per il 75% delle organizzazioni riporta un Roi, ossia un ritorno sull’investimento superiore al 50%. Quasi un’organizzazione su 4 addirittura parla di rendimenti oltre il 100%. Un’indagine globale condotta da Wellhub, piattaforma all-in-one per il benessere olistico dei dipendenti, dal titolo “Return on Wellbeing”, che ha sondato 1.500 direttori delle risorse umane in 10 Paesi tra cui l’Italia, evidenzia che quando i top performer se ne vanno, si verifica un impatto diretto sulle performance aziendali. Proprio per questo nell’88% delle aziende trattenere i top performer è una priorità assoluta, mentre il 62% esprime preoccupazione anche per la possibile perdita di dipendenti dotati di competenze legate all’intelligenza artificiale.

Il ruolo dell’AI

Matteo Musa, Head of Italy di Wellhub spiega che man mano che «le aziende diventano più snelle, la pressione ricade su un numero minore di persone. Le organizzazioni che riconoscono questo cambiamento e supportano i top performer sono quelle che manterranno le performance nel tempo. È importante riconoscere che se le aziende continuano ad alzare l’asticella, devono anche sostenere le persone dalle quali ci si aspetta che la superino». Il principale cambiamento in corso è quello generato dall’AI che sta non solo ridisegnando i ruoli, ma anche aumentando il rischio di burn out. Il report di Wellhub indica che l’88% delle aziende utilizza l’AI in almeno una funzione aziendale, ma solo il 7% la ha implementata pienamente su scala globale. I ChatBot sono molto diffusi anche fra i dipendenti: il 52% li utilizza, ma non è propenso a dichiarare con trasparenza di averli usati per progetti importanti. Un dato che mostra la diffusione della shadow AI e un rapporto non lineare con l’uso dell’AI. In particolare ci sono alcuni dati particolarmente significativi. L’accesso agli strumenti di intelligenza artificiale generativa ha portato ad una crescita del 34% nella produttività per i dipendenti meno qualificati o alle prime armi, mentre quelli con più esperienza hanno registrato incrementi modesti, secondo l’indagine di Wellhub. Se da un lato l’AI aumenta la velocità di risposta, dall’altro aumenta anche il burnout: emerge la percezione che la tecnologia stia paradossalmente aumentando il carico cognitivo, con dipendenti interrotti mediamente ogni due minuti da notifiche e comunicazioni digitali, portando a una frammentazione del lavoro che alimenta il burnout. Il 68% dei dipendenti dichiara di avere difficoltà a gestire il ritmo e il volume di lavoro, mentre il 46% riferisce di sentirsi in stato di burnout.

Il contesto italiano

Il benessere aziendale in questo contesto diventa strategico per blindare i top performer. Anche per questo l’85% dei leader HR internazionali è convinto che i programmi di benessere siano strategici per trattenere i top performer, l’82% ritiene che i programmi di benessere siano importanti per sostenere le performance e l’83% è convinto che i programmi di benessere migliorino il coinvolgimento dei migliori talenti. Limitandosi ai dati italiani, l’88% degli hr manager considera il benessere un vero e proprio booster della produttività. Così, per la stragrande maggioranza dei direttori hr del nostro Paese (82%) trattenere i top performer è una priorità assoluta per il 2026, con un ampio 79% che afferma che i programmi di benessere sono importanti per fidelizzare i top performer. Il rapporto rivela, inoltre, che l’88% dei direttori hr italiani è convinto che i programmi di wellbeing migliorino la produttività. Non solo, l’85% delle aziende parla anche di riduzione dei costi dei benefit sanitari, mentre il 58% sottolinea come il peggioramento della salute mentale dei dipendenti comporti oneri economici diretti per l’organizzazione. Il 67% degli hr leader dichiara che i programmi di benessere sono importanti per sostenere le performance dei talenti chiave e il 79% valuta i programmi di benessere come importanti per i top performer, rispetto al 71% che afferma lo stesso per tutti gli altri dipendenti.

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