Storie Web giovedì, Febbraio 29
Notiziario

Urne aperte a Taiwan per le elezioni legislative e presidenziali finalizzate a scegliere il successore di Tsai Ing-wen. A votare negli oltre 18mila seggi saranno 19,3 milioni di elettori per elezioni che potrebbero ridefinire i rapporti tra Taipei e Pechino. Intanto la Cina ha inviato attorno all’isola otto jet e sei navi militari, come denuncia il ministero della Difesa di Taiwan. Anche due palloni spia cinesi sono stati inviati sullo Stretto di Taiwan, aggiunge. La Cina ha anche bloccato sulla piattaforma di social media Weibo l’hashtag «elezioni in Taiwan». Lo scrive Economic Times. Il blocco è stato disposto dopo che l’hashtag è diventato tra quelli di maggiore tendenza dopo l’apertua delle urne sull’isola.

Cuore della Torre 101, simbolo di Taiwan, l’avveniristico ingranaggio antisismico sembra un eterno monito a raggiungere l’equilibrio. Eppure l’isola, autoproclamatasi Repubblica di Cina negli anni Cinquanta mentre Pechino la considera una provincia ribelle alla sua sovranità da riportare all’ovile, va alle urne in un clima così incandescente da spostare il pendolo del Paese lontano dalla stabilità, trascinando l’intera area dell’Asia-Pacifico.

Tre le formazioni in campo per la conquista di presidenza e Parlamento, lo Yuan legislativo da 113 seggi, in un assetto insolito in grado di frantumare quel principio di maggioranza parlamentare caro alla tradizione politica taiwanese.

I candidati in corsa

Per il partito indipendentista Dpp William Lai Ching, in ticket con Hsiao Bi-kim, un’altra donna determinata, punta a raccogliere il testimone della presidente uscente Tsai ing-wen, è in testa ai sondaggi per la conquista di un terzo mandato stavolta a beneficio dell’ala massimalista ben radicata nei “suoi” collegi del Sud, refrattari alle sirene della Repubblica popolare cinese, dai quali, in caso di vittoria, pescherà per formare il nuovo governo.

Il principale competitor, candidato del partito nazionalista Kuomintang, è Hou Yu-Ih, un ex poliziotto privo del pedigree tipico di quell’aristocrazia militare che, persa la guerra civile, si rifugiò nell’isola Formosa, la bella, come la chiamarono gli scopritori portoghesi, portando con sè i tesori della Città proibita, in quantità tale da dover essere stivati anche nei sotterranei del National Palace Museum di Taipei.

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