
Il 2026 sarà un anno di vigilia elettorale, in attesa delle politiche del 2027. Ma in questo primo semestre l’agenda prevede altri appuntamenti elettorali, concentrati nel primo semestre. A partire dal referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e dalle amministrative in numerosi capoluoghi. Senza dimenticare le elezioni suppletive in Veneto.
Le elezioni suppletive in Veneto
Entro marzo si voterà Primo per le suppletive in Veneto dove si voterà per i due seggi lasciati vuoti da Alberto Stefani, neo governatore del Veneto, e da Massimo Bitonci, che lo ha seguito in giunta. I due collegi uninominali, assicurano tutti nella coalizione, resteranno alla Lega, che potrà proporre i suoi nomi per l’ultimo miglio della legislatura: ne circolano diversi, in pole ci sarebbero Giulio Centenaro per il collegio dell’alta padovana e Laura Cestari per quello di Rovigo. Sarebbe tramontata infatti l’ipotesi, circolata con forza dall’estate scorsa, che a Roma sarebbe sbarcato Luca Zaia, che non si è potuto ricandidare presidente della Regione per lo stop al terzo mandato. Il “Doge”, stando ai bene informati, sarebbe intenzionato a rimanere al suo posto a Palazzo Ferro-Fini, dove oggi è presidente del Consiglio regionale. E non sarebbe nemmeno troppo allettato dalla corsa come sindaco di Venezia
Le elezioni comunali di primavera
Venezia è il capoluogo più importante dove in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno, si voterà per le elezioni comunali. A Venezia si dovrà scegliere il successore di Luigi Brugnaro. Tra i capoluoghi interessati ci sono Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Macerata, Fermo, Chieti, Matera, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria. In Sicilia ci sono le città di Agrigento ed Enna. La tornata amministrativa riguarderà oltre 900 Comuni in tutto il Paese. Roma e Milano, che avevano votato nell’autunno 2021, andranno invece a primavera 2027 insieme a Napoli, Torino, Bologna e Palermo. In quello che già si profila come un maxi-election day con le elezioni politiche.
Il referendum sulla giustizia
Per quanto riguarda il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, il governo tira dritto sull’ipotesi delle urne aperte il 22 e 23 marzo, ma le opposizioni protestano. E mentre prosegue spedita la raccolta di firme popolari, sostenuta da Pd, M5s e Avs, il comitato promotore si dice pronto a fare ricorso qualora l’esecutivo proceda a fissare l’appuntamento prima del 30 gennaio, al al termine dei 90 giorni previsti per raccogliere le firme dopo la pubblicazione della legge costituzionale in Gazzetta ufficiale. Un muro contro muro appare così inevitabile. Il governo propende infatti per l’interpretazione “stretta” della norma, secondo cui la data va fissata entro sessanta giorni dall’ordinanza con cui la Cassazione ha ammesso le richieste referendarie presentate dai parlamentari (il 18 novembre scorso). E si prepara a fissare la data in occasione nel Cdm del 17 gennaio
Tocca al Presidente della Repubblica, “su deliberazione del Consiglio dei ministri”, entro 60 giorni indice con proprio decreto il referendum che deve svolgersi tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’indizione. Ed è dal Quirinale che sono stati avanzati dubbi sulla tempistica e inviti alla cautela a fronte di possibili impugnazioni. Tanto che nell’ultimo Cdm del 29 gennaio il governo aveva deciso di non forzare sulla data ipotizzata del primo marzo.