Il Misp (Market Integration and Supervision Package) porterà alla cosiddetta “super Esma”? Il settore del risparmio gestito sembra dire come Antonio Ferrer (capitolo XIII dei Promessi sposi): “Adelante… ma con juicio.” A livello europeo l’Efama (European Fund and Asset Management Association), che rappresenta l’industria europea della gestione del risparmio, ha una posizione rispetto all’espansione dei poteri di supervisione diretta dell’Esma che può essere riassunta nel principio: “Convergenza sì, supervisione diretta no”. E sullo stesso piano si pone anche in Italia Assogestioni. Come sottolinea Roberta D’Apice, Direttore Affari legali di Assogestioni: «Condividiamo l’obiettivo di rafforzare la convergenza della vigilanza e di prevenire fenomeni di frammentazione che potrebbero compromettere l’effettività del passaporto europeo», apprezzando in particolare «la scelta della Commissione di non introdurre, nell’ambito del Misp, forme di vigilanza diretta dell’Esma sui gruppi europei di maggiori dimensioni e con operatività transfrontaliera».
Tuttavia, la via di mezzo individuata dalla Commissione, che prevede una sorta di vigilanza “indiretta”, suscita perplessità: «Permangono forti criticità – dice D’Apice – rispetto alla proposta della Commissione di prevedere revisioni periodiche centralizzate da parte dell’Esma sugli approcci di vigilanza adottati dalle autorità nazionali, in quanto tale meccanismo rischia di determinare sovrapposizioni di competenze e un incremento dei costi di vigilanza a carico dei gestori».
Il rischio paventato è che Esma finirebbe per richiedere flussi di informazioni aggiuntivi, duplicando le verifiche già effettuate dalle singole autorità e rallentando i processi. In effetti il risparmio gestito si basa sul principio fondamentale dell’home-country control e su autorizzazioni rilasciate a livello nazionale: un meccanismo di controllo a cascata viene ritenuto non solo inefficiente, ma anche incoerente con le fondamenta stesse del mercato.
Quale alternativa allora? «Riteniamo – spiega D’Apice – ritiene preferibile la soluzione di Supervisory Coordination Colleges quali strumenti di coordinamento obbligatorio tra le autorità nazionali competenti». La norma stabilisce il divieto per i titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e per i funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativo e finanziario di assumere o esercitare cariche analoghe in imprese o gruppi di imprese concorrenti. La finalità, come sottolineato sia dalla dottrina che dalle autorità, è quella di tutelare e promuovere la concorrenza, prevenendo conflitti di interesse e collusioni.
«L’Esma – conclude D’Apice – potrebbe svolgere un ruolo di coordinamento e di impulso alla convergenza delle prassi di vigilanza».Il Misp (Market Integration and Supervision Package) porterà alla cosiddetta “super Esma”? Il settore del risparmio gestito sembra dire come Antonio Ferrer (capitolo XIII dei Promessi sposi): “Adelante… ma con juicio.” A livello europeo l’Efama (European Fund and Asset Management Association), che rappresenta l’industria europea della gestione del risparmio, ha una posizione rispetto all’espansione dei poteri di supervisione diretta dell’Esma che può essere riassunta nel principio: “Convergenza sì, supervisione diretta no”. E sullo stesso piano si pone anche in Italia Assogestioni. Come sottolinea Roberta D’Apice, Direttore Affari legali di Assogestioni: «Condividiamo l’obiettivo di rafforzare la convergenza della vigilanza e di prevenire fenomeni di frammentazione che potrebbero compromettere l’effettività del passaporto europeo», apprezzando in particolare «la scelta della Commissione di non introdurre, nell’ambito del Misp, forme di vigilanza diretta dell’Esma sui gruppi europei di maggiori dimensioni e con operatività transfrontaliera».
