Storie Web venerdì, Marzo 1
Notiziario

SAN JOSÈ – L’intelligenza artificiale generativa ha iniziato a prendere possesso degli oggetti. Sono già comparsi alcuni gadget indossabili come R1 Rabbit e Ai Pin grandi come scatole di fiammiferi che si controllano interamente con la voce. Per qualcuno prenderanno il posto degli telefonini ma ci vorrà tempo. Nell’attesa i produttori di smartphone si sono convertiti all’Ai quasi in massa. La nuova alleanza pluriennale tra Google e Samsung annunciata alcuni giorni fa ha dimostrato che gli Ai Phone sono una realtà. Il nuovo Samsung Galaxy S4 ascolta, registra, traduce, ti suggerisce come manipolare le immagini e ti aiuta nell’editig video. E lo fa sia utilizzando le Api di Google e quindi Gemini e i servizi di Gen Ai del gigante di Mountain View sia internamente, sul dispositivo promettendo così più privacy e più sicurezza.

Sulla palla ci sono i Google Pixel che partono con il vantaggio essere figli di un Ai provider come Google. Ma si stanno muovendo in questa direzione anche i cinesi di Honor, Motorola, Oppo e Xiaomi sia attraverso accordi che lavorando a chatbot proprietari. Vuole dire Ai on device, sistemi di intelligenza artificiale generativa (immagini, testo e coding) più snelli a livello di parametri, meno potenti e meno energivori pensati per essere eseguiti sui dispositivi portatili.

La promessa degli Ai Phone è quella di portare a bordo la magia dell’Ai gen che abbiamo conosciuto con ChatGpt e i software di generazione di immagini come Midjourney. Vuole dire ricerche visuali con la funzione “Cerchia e cerca” di Google, cancellazione di elementi della foto, suggerimenti di editing video e numerose innovazioni incrementali nella fotografia computazionale. La funzione più interessante dell’S24 è un traduttore in tempo reale. Vuole dire traduzioni vocali e testuali delle chiamate in tempo reale in modo bidirezionale all’interno dell’app “telefono” nativa. Si può telefonare a un ristorante coreano parlando la propria lingua e lasciare all’Ai il compito di tradurre in tempo reale.

Queste operazioni richiedono moltissima potenza di calcolo. La trasmissione dei dati consuma una grande quantità di energia. L’invio di dati sensibili verso server di Ai presenta ancora delle incognite, ci sono dubbi legati alla privacy, il quadro normativo a parte l’Ai Act europeo è ancora fluido. Per gli utenti (e non solo) sapere di avere i propri dati all’interno del proprio dispositivo è rassicurante.

In questo momento ci pare di capire la sfida dei produttori di elettronica di consumo è portare quanto più possibile in-house l’intelligenza artificiale generativa e affidarsi ai Big dell’Ai solo quando non ne puoi fare a meno.

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